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Lettura: LATINA | “Il sogno di Moneva” sul palco del teatro Goretti, tra emozioni e denuncia sociale
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Mondoreale > Blog > Cultura & Eventi > LATINA | “Il sogno di Moneva” sul palco del teatro Goretti, tra emozioni e denuncia sociale
Cultura & Eventi

LATINA | “Il sogno di Moneva” sul palco del teatro Goretti, tra emozioni e denuncia sociale

Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2026 15:50
Redazione Pubblicato 4 Marzo 2026
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Prosegue al Teatro Santa Maria Goretti di Latina, la prima edizione de “Il Teatro in Città”, il festival dedicato al teatro amatoriale in programma sino al 9 maggio 2026. Sabato 7 marzo presso il teatro sito in Viale XVIII Dicembre 21 continua la rassegna realizzata da APS Cantiere dell’Arte in collaborazione con l’Associazione Culturale Teatrale “I SognAttori”. La rassegna celebra la passione, la creatività e l’impegno delle compagnie non professioniste, valorizzando il teatro come strumento di espressione culturale e aggregazione sociale. Per il secondo appuntamento il sipario si alzerà su “Il sogno di Moneva” opera premiata con il Premio Ipazia alla nuova drammaturgia nel 2022, con il Premio In Punta di Penna nel 2023 e con la Menzione speciale al Premio Lago Gerundo, sezione teatro nel 2022.

Contents
IL RACCONTO DI VALENTINA FANTASIALA RIFLESSIONE DI RAFFAELE FURNO

“Il sogno di Moneva” è un’epopea moderna che si snoda attraverso le piccole vicende di personaggi ai margini del mondo benestante. Nell’orrore del caporalato si intrecciano le storie di donne che lavorano nei campi per garantire un futuro ai figli rimasti lontani e di uomini che sfruttano gli altri nascondendosi dietro una doppia morale. Sullo sfondo, la grande contrapposizione tra il profitto economico e l’umanità dei sentimenti e dei valori.

IL RACCONTO DI VALENTINA FANTASIA

Nelle note dell’autrice Valentina Fantasia si legge: «Il mare è a pochi passi dall’appartamento angusto nel quale vivono, ma Angelova, Ivana, Veleva e Monèva non hanno tempo di andare in spiaggia dall’alba lavorano nei campi alla raccolta degli ortaggi, e quando tornano a casa recuperano le forze per il giorno dopo. Da maggio a settembre, si trasferiscono in Italia per mandare quanti più soldi è loro possibile ai familiari rimasti in Bulgaria».  

«Quando Monèva muore per un infarto raccogliendo fagiolini sotto un sole implacabile, Angelova, Veleva e la sua amica Ivana non sanno come dirlo alla madre, che ogni giorno la chiama dalla Bulgaria. Il fatto è che a chi resta, quando chi se ne è andato è un invisibile, non spetta neanche il diritto di piangere su una tomba — continua Fantasia  — La drammaturgia intreccia le storie delle operaie alle intercettazioni telefoniche tra i caporali per i quali le donne lavorano, che uno ‘sbobinatore’ nominato dal Tribunale sta trascrivendo nell’ambito del processo seguito al loro arresto. Siamo in Campania, ma potremmo essere in molti altri posti. Tra miseria e sentimenti di frustrazione per la ghettizzazione subita, fra storie di disperazione e desiderio di riscatto, fra disprezzo della legge dello Stato e della legge degli uomini, l’ultimo scampolo di umanità negata può essere salvato solo avendo cura di un rito estremo come la tumulazione».  

«Questo cercano di fare le tre donne, anche se toccherà loro ripiegare su modalità che non avrebbero mai immaginato», conclude Fantasia. 

LA RIFLESSIONE DI RAFFAELE FURNO

Dalle note di regia di Raffaele Furno emerge come tema centrale l’assenza di empatia e la disumanizzazione, tanto di chi comanda quanto di chi è comandato. «Le donne non sono abituate a esprimere emozioni: hanno imparato a proteggersi, e questo ha richiesto un lavoro registico per sottrazione — dichiara Furno —  Gli unici momenti di autentica libertà coincidono con sequenze oniriche – sogni o incubi – che introducono metaforicamente i temi delle loro rare conversazioni domestiche». 

«Il mondo violento e maschilista che le opprime prende forma in brevi video in bianco e nero, che restituiscono le vicende più crude subite dalle lavoratrici per mano di caporali senza scrupoli. Le immagini traducono scenicamente le intercettazioni ascoltate dal dipendente del tribunale che, seduto in un angolo del palco, incarna il disgusto, la rabbia e l’incredulità di fronte alla disumanità», conclude Furno. 

In scena: Soledad Agresti, Valentina Fantasia, Isabella Sandrini, Giuseppe Pensiero, Gabriele Atripaldi e Raffaele Furno. Scene: Giuseppe Pensiero, costumi e oggetti di scena Anna Andreozzi, consulenza musicale Isabella Sandrini, riprese video Fabio Taiano, Blob Studio

Direttore artistico della manifestazione “Il Teatro in Città” è Giovanni Iovine, la direzione esecutiva è affidata a Massimo Ciufo, mentre la comunicazione social è curata da Ilenia Scaccia. Le diverse compagnie si sfideranno sul palco fino al 9 maggio 2026, data di chiusura del festival. La giuria che assegnerà il premio alla migliore compagnia è composta da: Giovanni Musella, Massimiliano De Majo, Roberta Colazingari, Dina Tomezzoli e Roberta Sciarretta.

Sostengono l’iniziativa: Euro revisioni Latina, ZigoZago, Sanitaria & Ortopedia Piazza Moro 32, La Signorina Creativa, Studio AB Studio di Architettura Buono, Magi Café e Dark Moon della fotografa Katiuscia Scirè.

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