La Pasqua di Gesù — che irrompe laddove tutto sembrava bloccato dalla forza del male — chiama anche i discepoli di oggi a farsi operatori di pace e di giustizia, percorrendo la via tracciata da Gesù (cf. Mt 5, 1.-12). Il mondo ha urgente bisogno di uomini e donne, ricolmi della pace di Cristo, che possano nutrire il nostro tempo con i frutti dello Spirito Santo (cf. Gal 5, 22) e mettere in pratica la misericordia insegnata dal Vangelo (cf. Mt 25, 31-46; Lc 10, 29-37).
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Ci sono giovani che lo hanno capito. Nel mio recente viaggio a San Salvador, su invito del nostro sacerdote diocesano don Nicola Riva e dell’associazione di fedeli laici Opera di Nazaret, ho incontrato giovani universitari che, alle porte della capitale, nel quartiere marginale di Las Margaritas della cittadina di Santa Tecla, hanno organizzato un servizio di sostegno allo studio e di promozione sociale per i ragazzi e le famiglie di quella comunità, dove la povertà spinge facilmente i più vulnerabili fuori da ogni rete di protezione, lasciandoli prigionieri del disagio sociale o in balìa della malavita locale. Ogni pomeriggio un gruppo di questi giovani scende tra i vicoli stretti del quartiere, un intrico di case semplici che un tempo era pericoloso attraversare, soprattutto per chi veniva da fuori. Portano il loro tempo, la loro presenza, il mettersi accanto e farsi prossimi; e soprattutto portano la testimonianza viva che ogni ragazzo vale, e che una vita migliore è possibile. Con un autobus li conducono in un locale messo a disposizione dalle suore carmelitane, dove aiutano i più piccoli a fare i compiti, a non abbandonare la scuola, a crescere con dignità. Con il passare degli anni, qualcuno di quei ragazzi oggi è arrivato persino a laurearsi e a restituire, a sua volta, quanto ricevuto da bambino. Dall’accompagnamento scolastico, il passo è stato breve verso l’assistenza medica per le famiglie e la distribuzione di eco-filtri per garantire acqua potabile nelle casette della povera gente.
La pace portata dal Cristo Risorto diventa concreta nella giustizia e nell’amore per i poveri. In quell’aula messa a disposizione dalle suore accade qualcosa di autenticamente pasquale: ci sono ragazzi che iniziano a rialzarsi e possono crescere nella dignità che le strade dominate dalla violenza vorrebbero loro rubare. E ci sono giovani universitari che scelgono di portare pace e speranza laddove regnano l’ingiustizia e l’insicurezza, consapevoli che quella pace non proviene dal mondo, ma viene dal Signore Risorto e attraverso di loro raggiunge chi ne ha più bisogno.
Anche nelle nostre città e nel nostro tempo non mancano emergenze che ci interpellano e persone che portano negli occhi tutto il peso di situazioni difficili: famiglie spezzate, quartieri abbandonati dalle istituzioni, giovani con il futuro già ipotecato. Anche le nostre case e le nostre comunità possono diventare «scuole di pace», dove imparare a disarmare le parole, a praticare il dialogo, a costruire ponti di giustizia e di riconciliazione. Auguriamoci allora una Pasqua che non lasci le cose come stanno, ma ci spinga a seminare con coraggio opere di pace e di misericordia!


