Un bando che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato costruito su misura e una serie di pressioni e interferenze per favorire determinati operatori economici. È questo il quadro delineato nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari dell’ex vicesindaco di Sabaudia, Giovanni Secci, e di due dirigenti comunali, l’architetto Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautilli.
Il provvedimento è stato disposto dal gip Giuseppe Cario, che ha accolto la richiesta del pm Giuseppe Miliano nell’ambito dell’indagine sulle gare per l’assegnazione dei chioschi sul lungomare. L’inchiesta è stata condotta dai militari dei Carabinieri Forestali del Nipaaf e dalla Guardia di Finanza.
Secondo il giudice, le indagini avrebbero documentato «una pluralità di condotte connotate da una non comune spregiudicatezza», finalizzate a pilotare in modo fraudolento le procedure di gara. Gli indagati, accusati a vario titolo di turbativa d’asta, erano stati interrogati lo scorso 20 gennaio.
Dalle ricostruzioni emerge che l’amministrazione avrebbe ostacolato il legittimo assegnatario, introducendo condizioni ritenute insostenibili e contestando inadempienze ritenute dagli investigatori artificiose, con l’obiettivo di escluderlo. Sempre secondo il gip, il tentativo di favorire altri soggetti avrebbe provocato anche ritardi nell’avvio della stagione balneare e dei servizi di assistenza, lasciando per un periodo tratti di litorale privi di sorveglianza nonostante la presenza di numerosi bagnanti.
Il ruolo di Secci viene descritto come centrale: dalle intercettazioni e dagli elementi raccolti, il magistrato lo indica come il presunto regista delle direttive volte a orientare i criteri del bando e a intervenire, anche indirettamente, sulle attività di controllo. Un imprenditore escluso dalla gara ha parlato di clausole vessatorie e intimidatorie, mentre gli inquirenti riferiscono di un clima di forte insofferenza verso le verifiche delle forze dell’ordine, comprese quelle della Capitaneria di porto.
Negli atti compaiono inoltre riferimenti a contatti con il sindaco Mosca, che – secondo la testimonianza di un investigatore – avrebbe chiesto maggiore tolleranza nei controlli nei confronti dei gestori dei chioschi, nonostante alcune irregolarità amministrative.
Nelle conclusioni del gip, la condotta contestata agli indagati avrebbe sacrificato l’interesse pubblico, privilegiando il presunto tentativo di pilotare l’aggiudicazione delle concessioni anche a costo di ritardare servizi essenziali per la sicurezza dei bagnanti.


