Il Movimento Civico Latina Bene Comune interviene con preoccupazione sul servizio mense scolastiche del Comune di Latina, a seguito degli aumenti tariffari già in vigore dallo scorso anno e dei dati sulla qualità del servizio, che contraddicono le rassicurazioni fornite in commissione dall’assessora alla Scuola Francesca Tesone.
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Secondo l’osservatorio nazionale sulle mense scolastiche Foodinsider, nel 2021 Latina si era classificata 35ª su oltre 300 mense analizzate, entrando tra le prime 60 nella graduatoria basata su criteri nutrizionali e organizzativi. Nel report 2024/2025 il Comune è sceso al 56° posto, perdendo 20 posizioni in poco più di due anni. Ma il dato più grave è che dal prossimo anno Latina non comparirà più nella graduatoria, perché gli uffici non hanno potuto rispondere al questionario richiesto: gli attuali menù non risponderebbero più ai criteri previsti dall’osservatorio.
Le mense biologiche comunali erano state avviate nel 2019 dalla precedente amministrazione, con l’assessore all’Istruzione Gianmarco Proietti, che aveva sottolineato come refezione, trasporti e tempo pieno costituiscano strumenti essenziali per il diritto allo studio e l’equità sociale.
Oggi, invece, l’amministrazione guidata dal sindaco Matilde Celentano e dall’assessora Tesone ha introdotto un aumento del costo del pasto, passato da 4 a 5,20 euro, ben oltre l’incremento medio nazionale dell’1%. La rimodulazione delle fasce Isee risulta squilibrata: in termini assoluti le famiglie con redditi più bassi pagano meno (0,90 euro a pasto), ma in proporzione al reddito l’incidenza è maggiore. Su 200 giorni di scuola, con un Isee di 4.500 euro, la spesa mensa rappresenta circa il 4% del reddito annuo, mentre per chi ha 30.000 euro è il 3,5% e per chi ha 50.000 euro solo il 2%.
“La mensa scolastica non è un servizio accessorio ma parte integrante del percorso educativo e uno strumento fondamentale di equità sociale. L’uscita dalla graduatoria nazionale e l’aumento dei costi rappresentano un chiaro arretramento rispetto agli impegni assunti. Chiediamo che l’amministrazione chiarisca pubblicamente le scelte compiute e ripristini standard coerenti con il diritto allo studio, la tutela della salute e il sostegno alle famiglie”, dichiarano la segretaria Elettra Ortu La Barbera e i consiglieri Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Loretta Isotton.
Secondo il Movimento Civico, l’innalzamento dei costi e la riduzione della qualità colpiscono in particolare le fasce più fragili: in Italia, un bambino su quattro è a rischio povertà e, per molti, la mensa rappresenta il pasto più completo della giornata. Ridurre accessibilità o qualità significa quindi indebolire un presidio essenziale di salute pubblica e contrasto alle disuguaglianze.


