“Il recente annuncio del Presidente Trump sull’entrata in vigore dei nuovi dazi contro l’Unione Europea rappresenta un’escalation preoccupante nella già complessa guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa. Le conseguenze di questa decisione, se confermate, rischiano di ricadere pesantemente sul tessuto produttivo italiano, in particolare sulle piccole e medie imprese, che costituiscono la stragrande maggioranza delle realtà associate ad IMPRESA.”
Leggi sullo stesso argomento
APRILIA | Rifiuti e degrado urbano: Progetto Ambiente attiva un nuovo servizio di segnalazione su Whatsapp
ROMA | Nascita di un canguro di Bennett al Bioparco
ROMA | Inaugurata la sede restaurata della Soprintendenza: presentati i lavori e la mostra “Ennio Galice – Pino Mattone”
A parlare è Giampaolo Olivetti, presidente di IMPRESA – Associazione dell’Industria e delle Piccole e Medie Imprese, che esprime con fermezza la crescente preoccupazione tra le aziende associate, in particolare nel Lazio. “Secondo le stime più aggiornate, l’imposizione di dazi tra il 10% e il 15% su beni esportati dall’Italia verso gli Stati Uniti potrebbe provocare perdite comprese tra 264 e 396 milioni di euro per il solo Lazio. Si tratta di cifre che non possiamo permetterci di sottovalutare.”
Settori strategici a rischio
Olivetti entra nel dettaglio: “Il settore farmaceutico, con esportazioni nel 2024 pari a 1,44 miliardi di euro, rischia una contrazione tra 144 e 216 milioni. Ma anche comparti come l’aerospazio e difesa, la chimica, l’agroalimentare – per citarne solo alcuni – subiranno inevitabili contraccolpi. Nella sola provincia di Roma stimiamo perdite tra i 120 e i 181 milioni di euro, mentre Latina e Frosinone potrebbero perdere rispettivamente fino a 150 e 60 milioni.”
Contromisure UE: doppio danno per le PMI
Se da un lato è comprensibile che l’Unione Europea voglia rispondere con contromisure adeguate, Olivetti mette in guardia sul rischio che la reazione finisca per penalizzare ulteriormente le imprese locali: “La possibile introduzione di tariffe sulle importazioni da settori strategici statunitensi, come quello siderurgico ad esempio, potrebbe colpire le nostre PMI su entrambi i fronti. Molte aziende manifatturiere dipendono dall’importazione di componenti e materie prime dagli USA: se i costi aumentano, aumentano anche i prezzi di produzione, e la nostra competitività ne risentirebbe sicuramente.”
Un clima di incertezza paralizzante
Olivetti sottolinea infine che oltre agli effetti diretti, il problema più insidioso è il clima di incertezza che mina la fiducia degli imprenditori: “Stiamo ricevendo segnali chiari da parte delle imprese associate: circa il 70% di quelle attive nel commercio internazionale prevede un impatto negativo sulle proprie attività. E quasi il 90% delle PMI importatrici teme gravi ripercussioni sui costi operativi. La tensione politica internazionale si sta traducendo in un freno concreto agli investimenti, all’innovazione, alla pianificazione di lungo periodo.”
Appello alle istituzioni
“Lanciamo un appello alle istituzioni nazionali ed europee – conclude Olivetti – affinché le scelte strategiche che verranno intraprese tengano conto dell’impatto specifico sulle PMI. Servono misure di mitigazione immediate e un tavolo di confronto permanente con le associazioni di categoria. Le piccole e medie imprese sono il motore dell’economia italiana: vanno tutelate, non lasciate sole in mezzo a uno scontro commerciale globale che non hanno contribuito a innescare.”


