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Mondoreale > Blog > Politica > REFERENDUM | La Cgil invita al voto: “Per l’equilibrio sociale ed economico”
Politica

REFERENDUM | La Cgil invita al voto: “Per l’equilibrio sociale ed economico”

Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2025 17:56
Redazione Pubblicato 3 Giugno 2025
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L’8 e 9 giugno 2025 le cittadine e cittadini saranno chiamati a votare per 5 Referendum, un momento che riguarda tutte e tutti come grande prova di partecipazione democratica. D’altronde si tratta di questo, è sul campo della democrazia che abbiamo scelto con convinzione, anche se non a cuor leggero, di misurarci con il popolo, soprattutto con quella porzione che ha smesso di partecipare alla vita pubblica disilluso dal crescente distacco tra politica e società al punto di scegliere il non-voto come azione consapevole di protesta. È a loro che la Cgil si rivolge, che io oggi mi rivolgo, per ricordare quanto sia importante saper individuare il confine tra la protesta dell’astensionismo e la rivolta del voto, della partecipazione attiva, della democrazia esercitata. Non è una linea sottile quella che divide il binario dell’esserci come individui che esercitano il diritto di scegliere, di pensare, di discernere ciò che è giusto da ciò che invece non lo è, dalla più disimpegnata strada che delega gli altri, già corrosa dalla sconfitta. Ma di questa aria stanca, così ingombrante e gravosa, non possiamo non cogliere la profonda genesi che viene da lontano, quel ritorno del sempre uguale che schiaccia nello spazio e nel tempo il dinamismo del cambiamento, l’energia che muove e alimenta la società. Allora ripartiamo da qui, dalla fisica, dalla cinetica dal movimento dei corpi che produce energia e si propaga verso l’altro. Questo è per noi il senso del referendum: partecipazione che alimenta democrazia. E non si tratta di votare chi, ma di votare Cosa, di raggiungere il quorum. Una sfida talmente complessa da non far paura solo a noi, ma soprattutto a chi detiene la seconda carica dello Stato e sceglie di rivestire il ruolo di avversario politico boicottando l’affluenza piuttosto che rappresentare ed incarnare l’anima dellaCostituzione. Da qui il primo grande tema: voto, democrazia, partecipazione.

Mi preme poi analizzare la questione del merito. Merito in riferimento al licenziamento, al diritto al reintegro, al superamento della sperequazione tra aziende piccole e più piccole, ai contratti a termine senza causali e al fatto che tutti questi temi sono legati ad un venir meno di diritti che ha portato a cambiare la posizione del lavoro e dei lavoratori nei confronti del datore. L’indebolimento del lavoratore come soggetto portatore di diritti è di fatto il punto di partenza da cui abbiamo articolato i quattro quesiti che mirano a rivendicare i diritti dei lavoratori e ad indebolire il potere che quei “padroni” orientati al profitto esercitano su essi. Non a caso il licenziamento non riguarda esclusivamente chi teme per il suo posto di lavoro ma assume un valore decisivo a fronte del fatto che, per inseguire la logica del profitto, si è andata via via erodendo il diritto del lavoratore e depotenziata la norma che stabiliva un rapporto di equilibrio tra le due parti. Un equilibrio che, allo stato attuale, pende pericolosamente a favore del datore più furbo, ponendo i lavoratori in una posizione di ricattabilità. Talvolta il quesito sulla cittadinanza non è decontestualizzato rispetto alle dinamiche di potere della struttura economica. Non si tratta solo di etica o di giustizia, i non cittadini italiani sono posti in una condizione di ulteriore ricattabilità poiché, di fronte al mancato riconoscimento, i datori poco attenti ai diritti e molto al vantaggio, tendono ad abbassare ulteriormente l’asticella della competitività. Se i lavoratori a cui non è riconosciuta la cittadinanza sono costretti ad accettare determinate condizioni di lavoro il secondo termine di competizione siamo noi, ecco perché anche l’ultimo quesito riguarda tutti e tutte. So che non è facile credere nel cambiamento, ma il voto dell’8 e 9 giugno non è un atto di fede, poiché la fede di per sé è intima e svincolata. Vi chiediamo di votare per senso collettivo, per vivere la storia come vogliamo, come volete. “Il voto è la nostra rivolta”.

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