Rabbia, frustrazione e senso di abbandono. Queste sono alcune delle sensazioni provate dai pendolari nella giornata di ieri, martedì 6 maggio, quando uno sciopero ha paralizzato gli spostamenti ferroviari. La mobilitazione prevedeva uno stop dalle 9 alle 17 da parte dei dipendenti del Gruppo FS, Trenitalia, Tper e Trenord. Consci di questi orari, tanti viaggiatori hanno deciso di recarsi lo stesso sul posto di lavoro o all’università, consapevoli di potersi spostare al termine delle attività. La ripresa della circolazione, invece, è stata più lenta delle previsioni, con diversi pendolari che si sono ritrovati bloccati nelle stazioni senza informazioni o treni per poter tornare a casa.
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Come raccontato da alcuni nostri lettori, le difficoltà sono andate avanti per alcune ore oltre il termine dello sciopero. Ad esempio, una persona ha commentato che uno dei primi treni utili per tornare verso Sezze da Roma Termini è partito soltanto alle 19:53, in pratica tre ore dopo la fine della mobilitazione. Altri viaggiatori sono riusciti a muoversi intorno alle 20:30 per raggiungere altri luoghi come Anzio e Nettuno. Un’altra lettrice ci ha raccontato che è riuscita a salire sul treno alle 19:10, previsto in partenza alle 19:36 con pochissimo spazio a bordo e che in seguito è stato anche soppresso, riuscendo lasciare Roma Termini soltanto alle 20:56. I disagi sono stati percepiti maggiormente anche per la mancanza di informazioni sia da parte del personale addetto che dai tabelloni.
Tra le tante persone bloccate a Roma Termini c’era anche la consigliera comunale e capogruppo del PD Latina Valeria Campagna, che al nostro giornale ha raccontato la sua diretta esperienza: “Lo sciopero di ieri è l’ennesima pagina di un’odissea quotidiana che ormai vivono milioni di cittadine e cittadini. La verità è che il settore del trasporto pubblico è al collasso e ha raggiunto uno dei punti più bassi della storia recente. Il Governo continua ad ignorare queste proteste senza dare risposte, con il ministro Salvini che non si occupa di questa emergenza, mentre i sindacati scioperano per un rinnovo di un contratto bloccato dal 2023 e per altre questioni, ma è chiaro che a pagare il prezzo più alto sono i pendolari, costretti ogni giorno a viaggiare in condizioni indegne. Ieri a Roma è stato il caos – continua Valeria Campagna – treni cancellati, ritardi oltre i 200 minuti e la cosa grave è che tutti i disservizi si sono protratti ben oltre l’orario di fine sciopero. Sulla Roma-Napoli il primo treno è partito circa due ore dopo. Io da cittadina e da persona impegnata politicamente – conclude Campagna – chiedo veramente che questo governo inizi ad occuparsi seriamente di questo settore dando risposte perché lo chiedono lavoratori, cittadini e turisti, perché il trasporto pubblico è un diritto e un servizio essenziale”.


