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LAZIO | La sentenza del Tar sulla “gara-ponte” e la proposta di legge di Tripodi presentano dei punti in comune

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2025 9:30
Redazione Pubblicato 14 Marzo 2025
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La sentenza critica la “gara-ponte” e rappresenta la necessità di una normativa stabile. Il TAR ha sospeso il bando di Roma Capitale evidenziando come la procedura adottata non sia conforme alla normativa nazionale (art. 4 della legge 118/2022, modificata dal DL 131/2024). Secondo il tribunale, il Comune ha indetto un bando (“gara-ponte”) basato su un modello di affidamento provvisorio che non rispetta i principi stabiliti dalla legge, in particolare per quanto riguarda la durata minima delle concessioni (che dovrebbe essere tra 5 e 20 anni) e la trasparenza della selezione. Anche la proposta di legge di Tripodi, esponete di Forza Italia, si muove in questa direzione, chiedendo regole certe per le concessioni demaniali, evitando bandi temporanei o soluzioni di emergenza che creano instabilità per gli operatori. Il consigliere regionale, presidente della commissione Lavoro alla Pisana, ha infatti sottolineato come la gestione del demanio marittimo debba garantire agli imprenditori certezze di investimento e continuità operativa, proprio come sostenuto dal TAR. Durata delle concessioni e tutela degli investimenti.

Uno dei punti centrali della sentenza riguarda la durata delle concessioni: il TAR ha ritenuto illegittimo il bando di Roma Capitale perché prevedeva concessioni annuali (prorogabili solo per un massimo di altri due anni), mentre la legge nazionale stabilisce una durata minima di 5 anni per garantire agli operatori il tempo necessario per ammortizzare gli investimenti e ottenere una remunerazione equa. Tripodi, nella sua proposta di legge, ha previsto proprio questo principio, stabilendo criteri che consentano alle imprese balneari di pianificare investimenti a lungo termine. L’obiettivo è evitare situazioni di precarietà come quella creata dal bando capitolino, che è stato poi bocciato dal TAR proprio per le stesse ragioni.

Criteri di assegnazione e trasparenza: Il TAR ha evidenziato che la procedura adottata da Roma Capitale non rispetta pienamente i principi di libertà di stabilimento, pubblicità, trasparenza e non discriminazione previsti dalla normativa nazionale ed europea. Inoltre, ha sollevato dubbi sulla richiesta di un contributo aggiuntivo (royalty) rispetto al canone demaniale, elemento che non trova fondamento nella legge nazionale. Tripodi, nella sua proposta, ha già messo in guardia contro il rischio di criteri arbitrari nei bandi pubblici, insistendo sulla necessità di procedure trasparenti e regolamenti chiari per tutti i concessionari. La sua proposta mira, infatti, a uniformare i criteri di selezione e a evitare oneri aggiuntivi non previsti dalla normativa nazionale, proprio come ha poi sottolineato il TAR.

Clausole sociali e continuità occupazionale : anche se la sentenza del TAR non entra nel dettaglio della tutela dei lavoratori, il tema è strettamente collegato. La proposta di legge di Tripodi include clausole sociali per garantire che i nuovi concessionari si impegnassero a mantenere il personale già impiegato negli stabilimenti. Questo aspetto è fondamentale per evitare che i bandi pubblici portino a licenziamenti di massa e alla perdita di competenze nel settore balneare. La decisione del TAR del Lazio e la proposta di legge di Angelo Tripodi convergono su punti fondamentali:

Le concessioni devono avere una durata adeguata per garantire stabilità agli operatori. I bandi devono rispettare principi di trasparenza e legalità, senza introdurre elementi non previsti dalla normativa nazionale. Le imprese balneari devono avere certezze per investire e operare nel lungo termine. È necessario evitare bandi provvisori e soluzioni emergenziali che generano incertezza nel settore. In sintesi, il TAR ha fermato un bando che, secondo le motivazioni della sentenza, rischia di violare proprio quei principi che Tripodi ha cercato di tutelare nella sua proposta di legge.

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