La presentazione del VII Rapporto Agro-Mafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil è stata definita “un evento con la ‘e’ maiuscola”. Oltre a fotografare la situazione critica del settore agricolo, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, sindacati e associazioni per discutere soluzioni concrete.
Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, ha evidenziato come caporalato e sfruttamento continuino a dettare le regole in un settore che vale 73,5 miliardi di euro, ma che impiega 200.000 lavoratori irregolari con paghe da fame. Jean René Bilongo, presidente dell’Osservatorio, ha guidato il pubblico tra i dati allarmanti: il problema non riguarda solo il Sud Italia, ma anche le regioni del Centro-Nord.
“È un’emergenza nazionale – ha sottolineato Bilongo – che colpisce ogni giorno migliaia di lavoratori, ridotti in condizioni di schiavitù moderna.”
Il sottosegretario Patrizio La Pietra, intervenuto in rappresentanza del Ministro dell’Agricoltura, ha riconosciuto l’importanza del Rapporto: “Siamo spesso su posizioni diverse con i sindacati, ma condividiamo l’obiettivo di combattere il caporalato. Grazie per quello che state facendo.”
L’onorevole Sergio Costa ha invitato le opposizioni a fare autocritica: “In vent’anni non siamo riusciti a modificare la legge Bossi-Fini per una gestione più umanitaria dei flussi migratori.”
La prefetta Iolanda Rolli ha evidenziato il legame tra caporalato e criminalità organizzata: “Il traffico di esseri umani è il terzo business più redditizio per le mafie. Ogni volta che compriamo prodotti a prezzi indecentemente bassi, sosteniamo indirettamente questo sistema.”
Esponenti dell’associazionismo, come Laura Marmorale di Mediterranea Saving Humans e Fabio Ciconte di Terra!, hanno denunciato il divario tra agricoltura ricca e lavoratori poveri, definendolo un “cortocircuito” generato dalla logica del profitto a ogni costo.
Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, ha lanciato un appello per intensificare i controlli: “Bisogna smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto per salvaguardare il buon nome del Made in Italy. Serve una programmazione capillare e continua.”
L’evento ha avuto momenti di forte emozione nel ricordo di Placido Rizzotto, sindacalista ucciso dalla mafia, e di Umberto Franciosi, collaboratore fondamentale della Flai Cgil. Angelo Rizzotto, nipote di Placido, ha commosso la platea, sottolineando l’importanza di continuare la battaglia contro lo sfruttamento.
Giovanni Mininni ha ribadito la necessità di cambiare il modello di sviluppo: “Lo sfruttamento non riguarda solo l’agricoltura, ma tanti altri settori. Servono più controlli e strumenti come le banche dati delle imprese agricole, per riportare sotto controllo una situazione ormai fuori controllo.”
La presentazione del Rapporto ha dunque rappresentato non solo un’occasione di denuncia, ma un appello all’azione concreta per tutelare la dignità dei lavoratori e garantire un futuro più equo e giusto per l’agricoltura italiana.


