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Lettura: LECCE | “Legni Preziosi”: il barocco italiano raccontato da tre sculture in legno
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Mondoreale > Blog > Dall’Italia e dal Mondo > LECCE | “Legni Preziosi”: il barocco italiano raccontato da tre sculture in legno
Dall’Italia e dal Mondo

LECCE | “Legni Preziosi”: il barocco italiano raccontato da tre sculture in legno

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2024 12:40
Redazione Pubblicato 15 Novembre 2024
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Dal 21 novembre, fino al 18 dicembre il Museo Castromediano, Pinacoteca “Antonio Cassiano” di Lecce ospita in anteprima assoluta “Legni Preziosi”: dal Barocco dell’Italia meridionale, l’esposizione di tre preziose sculture votive in legno policromato, restituite ai colori e alle dorature originali grazie al lavoro del centro interdisciplinare M.O.S.A.I.C. e per la prima volta esposte al pubblico.

Conservate per secoli nei monasteri di clausura delle Benedettine di Lecce e delle Clarisse di Nardò, le tre opere – esempio raro di dialogo tra tradizione, tecnica e innovazione artistica – sono pronte a raccontare il barocco italiano, attraverso uno sguardo inedito sull’arte e la spiritualità del Sud Italia, celebrandone non solo il patrimonio artistico, ma anche permettendo al pubblico di ammirare per la prima volta tre pezzi emblematici, che svelano la ricchezza culturale e devozionale della stagione barocca a Lecce, nei suoi stretti rapporti con Napoli.

Risultato del progetto “Convergenze Interdisciplinari” – collaborazione guidata dal Professor Raffaele Casciaro che vede insieme Soprintendenza ABAP di Brindisi e Lecce, CNR ISPC e Università del Salento – il percorso espositivo di “Legni Preziosi” è il frutto di un restauro scientifico e innovativo. Tra le opere in mostra spicca un busto di Ecce Homo
del 1674, che ha rivelato, grazie alla tomografia assiale, una firma celata all’interno della scultura, svelando l’identità dell’artista e aggiungendo una nuova dimensione alla sua storia. Accanto a questa, una statuetta di Sant’Onofrio, attribuita con certezza al celebre scultore Giacomo Colombo, la cui tecnica di assemblaggio dei tasselli di legno ha confermato l’attribuzione. A completare il percorso, una piccola ma preziosissima statua dell’Ecce Homo, proveniente dal monastero di Santa Chiara a Nardò, che si distingue per la raffinatezza delle sue policromie e dei dettagli anatomici.

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Tra gli elementi più affascinanti emersi dal restauro spicca l’uso dell’estofado, una tecnica decorativa tipica della Spagna ma molto usata anche in Italia meridionale, che, attraverso graffiature su doratura, arricchisce le superfici delle sculture con motivi geometrici e fitomorfi. Questo elemento, unito alla vivacità cromatica delle policromie originali, rappresenta una firma stilistica distintiva del barocco meridionale, che si distingue per l’influenza napoletana adattata ai contesti locali.

Grazie alla sinergia tra istituzioni, studiosi e restauratori, e all’uso delle tecnologie diagnostiche più avanzate, queste opere sono ora accessibili al pubblico, come testimonianza dell’elevata maestria tecnica degli artisti barocchi e spaccato dell’estetica del barocco meridionale, contribuendo a definire l’identità culturale di un’epoca, offrendo una prospettiva unica sull’arte sacra e aprendo nuove strade per la ricerca scientifica e storica.

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