Il primo lavoro della artista Simone Forti, Dance Constructions (1960 & 1961), rompeva le convenzioni della danza e dell’arte, nell’originale coesistenza di scultura e movimento. Ciò che allora fu considerato rivoluzionario, oggi è un classico dell’era postmoderna. Negli anni Sessanta le nove Dance Constructions di Forti e le semplici azioni quotidiane che le
caratterizzavano influenzarono profondamente la scena artistica di New York City. Dopo circa un anno da quella prima esperienza alcuni artisti avviarono pratiche creative furiosamente radicali che, nella danza, si concretizzarono in particolare nell’esperienza del Judson Dance Theater- e Forti fu la catalizzatrice. L’iconica opera di Simone Forti torna a Roma per dialogare con i capolavori dell’arte antica con gli allievi dell’Accademia Nazionale di Danza nei giorni 14, 15 e 16 giugno con tre performance durante ogni giornata (alle ore 13:00, 16:00, 18:00).
🔗 Leggi sullo stesso argomento
LATINA | Termina l’undicesima edizione del festival Lievito: ospite d’eccezione Rocco Papaleo
LATINA | “Scacco Matto. Il Re è morto”: il giallo di Rita Cascella al Caracola Lab
TUSCANIA | Dal 3 maggio al via “Lo spirito del luogo”: arte, musica e teatro tra i tesori della città
Ora le Dance Constructions tornano a Roma da quando, nel 1968, furono proposte per la prima volta alla Galleria L’Attico di Fabio Sargentini. Le sculture post-moderne e minimaliste ideate da Forti saranno ospitate nei magnifici ambienti di Palazzo Altemps, poste in dialogo con gli spazi e le opere antiche custodite, in una giustapposizione interessante e provocatoria. L’evento, frutto dell’inedita collaborazione fra il Museo Nazionale Romano e l’Accademia Nazionale di Danza, presenta cinque Dance Constructions curate e insegnate da Sarah Swenson, e danzate dalle studentesse del 1° Biennio compositivo della Scuola di coreografia.
Nata a Firenze nel 1935, Forti emigra con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali promulgate dal regime fascista, stabilendosi a Los Angeles. A San Francisco incontra Anna Halprin, una delle pioniere della danza post-moderna, che stava esplorando i concetti di improvvisazione nel movimento. I corsi di Halprin, che Forti segue per quattro anni, influenzano profondamente il suo percorso artistico. Trasferitasi a New York City con il suo primo marito, lo
scultore Robert Morris, con altri innovatori del suo tempo, come Steve Paxton, Yvonne Rainer, Robert Rauschenberg, Trisha Brown e altri, entra in contatto con le pratiche compositive di John Cage e con la sua sperimentazione sull’uso del concetto aleatorio del “caso” quale strumento di creazione artistica. Forti fu anche influenzata dal Gruppo giapponese Gutai, e dalla loro indagine sul “tempo vissuto” e sull’idea che una singola azione potrebbe costituire un’opera d’arte.
Il lavoro anti-virtuosistico di Forti ha influenzato notevolmente il mondo postmoderno della danza, della musica, delle arti visive, degli avvenimenti, del film e video, della letteratura, della poesia e del teatro, e continua a farlo con le successive generazioni di artisti. Simone Forti ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera nella La Biennale di Venezia Danza 2023.
Artista multidisciplinare che sfugge alle classificazioni, Forti si autodefinisce «artista del movimento». Autrice di numerosi libri di prosa e di poesia, il suo lavoro abbraccia film e video, improvvisazione del movimento, suono, disegni, collage, fotografia, scrittura e multimedialità.




