La memoria è un patrimonio comune che dobbiamo continuare a coltivare e sostenere per evitare di ripetere gli errori e gli orrori del passato, così in occasione della Giornata della Memoria l’artista Maria Giuseppina Campagna realizza un’installazione costituita da vari elementi e oggetti disposti in uno spazio. L’installazione è occasione di sintesi di linguaggi e mezzi espressivi diversi, dai più tradizionali a quelli tecnologicamente più avanzati, comprendendo materiali grezzi o manipolati, elementi meccanici o elettrici, video, componenti sonore o musicali. Sarà un’installazione temporanea che verrà realizzata a Ferro Di Cavallo con materiali grezzi (manichini, recinzione mobile da cantiere, materiali edili).
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“Volevo coinvolgere – dichiara l’artista- alcune associazioni, persone e soprattutto studenti ma il periodo che stiamo vivendo non è dei migliori. Per non creare assembramenti ho preferito solo realizzare un’installazione e spiegarla attraverso un video che pubblicherò il 27 gennaio. Ho voluto riproporre il film “Il bambino con il pigiama a righe”: e dare a quest’installazione un titolo “L’amicizia oltre il filo spinato”.
Ha voluto fortemente realizzare quest’installazione per non dimenticare una delle pagine più buie dell’umanità, una discesa negli abissi che gli stessi sopravvissuti fanno fatica a raccontare. I personaggi dell’installazione sono Shmuel e Bruno nati esattamente lo stesso giorno, ma le loro vite sono completamente diverse. Bruno vive in una famiglia agiata, è il figlio di un militare e la sua più grande preoccupazione è non avere nessuno con cui giocare. Soffre perché si annoia e non gli piace il nuovo posto in cui gli tocca vivere. Non capisce perché deve trasferirsi e lasciare i suoi amici di sempre. Shmuel è ebreo e per questo è stato condannato a vivere in un campo di concentramento. Di conseguenza, le sue preoccupazioni sono ben distinte da quelle di Bruno, sebbene anche in lui affiorino i desideri e l’innocenza tipici dei bambini. “Quello che vuole donare Bruno a Shmuel è il suo cuore, – dichiara Maria Giuseppina – infatti ho voluto mettere al posto della testa del manichino, un cuore per far capire meglio le intenzioni che ha il bambino, cioè quello di giocare, donare la sua anima. Non ha pregiudizi va oltre il filo spinato. La barriera che li divide in questo caso è reale, ma possiamo vederla anche come un simbolo. Due bambini nati lo stesso giorno, due bambini uguali e due realtà ben distinte. Oggi guardiamo i nazisti con disprezzo, ma quando è nato, Bruno ha avuto fortuna, o almeno più fortuna di Shmuel. Potremmo dire che questa barriera, questa contrapposizione di realtà, esiste ancora; anche se in modo diverso, fa la differenza nascere in un paese piuttosto che in un altro, in una famiglia agiata piuttosto che in una famiglia carente di risorse. Come ha fatto Bruno – continua l’artista -cerchiamo anche noi nella vita di andare oltre il filo spinato, di superare qualsiasi pregiudizio ed accettare la persona così com’è. Voglio ringraziare – conclude l’artista- l’amministrazione comunale per avermi dato la possibilità di progettare questa installazione, il negozio BebAmour per avermi prestato i manichini, Consuelo Rapone per i vestiti da bambino e Giuliano Reginaldi per i materiali edili”.





