L’Italia sta vivendo un periodo di grave emergenza dovuto al diffondersi del COVID-19 che ha imposto la chiusura delle scuole e un mutamento radicale delle nostre abitudini, facendo emergere maggiormente i bisogni delle famiglie più fragili, ma la scuola non si ferma.
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“La Rai, Rai Gulp, Rai Scuola, Rai Storia trasmettono ogni giorno programmi per tutti i gusti, dalla scuola elementare, alla secondaria di primo grado e di secondo grado fino all’esercitazioni per gli studenti candidati agli esami di stato. Ce n’è per tutti, o quasi! La Rai è stata molto apprezzabile – afferma l’ex Preside Luigi Ottaviani – a predisporre nel periodo della sosta forzata, un aiuto agli studenti affinché gli stessi potessero continuare a studiare e a non dimenticare quanto appreso fino al mese di febbraio”.
Chi avrebbe scommesso, appena un paio di mesi fa, che una delle istituzioni più tradizionaliste avrebbe vinto la sfida di “tradursi” in digitale? E non è l’unico successo: piattaforme di ultima generazione, lezioni interattive e verifiche in videocall sono la quotidianità di studenti e docenti. Ovviamente, però, non mancano gli aspetti da migliorare.
“Dobbiamo essere grati a molti insegnati che non hanno abbandonato i loro allievi ed hanno continuato a fare lezione on line con mille difficoltà – continua l’ex preside Luigi Ottaviani – dovute a un nuovo tipo di didattica a distanza e in assenza del rapporto diretto, dell’empatia, dello sguardo, delle emozioni legate alle nuove nozioni di apprendere. La scuola è rapporto, la voce dell’insegnante è didattica, i rapporti interpersonali sono importantissimi per la crescita e per la vita. Questo aspetto, purtroppo la tecnologia non è in grado di darlo ai discenti. E chi la tecnologia la possiede? Questi alunni, dalle elementari alla secondaria di primo e secondo grado, non hanno potuto godere e usufruire di questo insegnamento? Nessun’indagine sia a livello locale sia a livello nazionale è stata fatta per verificare quanti alunni non hanno potuto usufruire di questa scuola? La dispersione che eravamo riusciti a ridimensionare e a contenere negli anni passati, sicuramente ha ricevuto un nuovo impulso della pandemia”. Infatti, la didattica a distanza ha accentuato il rischio della dispersione scolastica soprattutto in zone “difficili”.
“Una piega che ha testimoniato l’insufficienza di un certo tipo di scuola non sufficientemente attenta ai bisogni dei più deboli; è tornata di grande attualità nel silenzio assordante di quasi tutti gli operatori scolastici e politici e della carta stampata. È vero! La ministra ha assicurato a tutti gli utenti il passaggio alle classi successive ma con quale preparazione? Con quale bagaglio culturale? Con quali nozioni? Con quali meriti? Continuano a promuovere senza meriti, senza lo studio, il sacrificio e senza l’apprendimento indispensabile per andare avanti con gli anni e con il merito che si consegue sul campo. Quanti sono i nuovi dispersi? Il 15% o il 20% di ragazzi e giovani che non hanno avuto in casa un video per seguire le lezioni. Aspettiamo – conclude l’ex preside – una verifica prima di gridare che la scuola non si è fermata. Quante croci dobbiamo contare nei cimiteri dei dispersi? Io voglio stare con tutti”.
Maria Giuseppina Campagna




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