In un’Italia a crescita 0, qualcosa: è di ieri il dato che nei prossimi due anni Il Pil dell’Italia crescerà dello 0,3% nel 2020, dopo essere aumentato dello 0,2% lo scorso anno, per poi espandersi appena dello 0,6% nel 2021. Un quadro a tinte fosche se non ci fossero invece realtà come quella che abbiamo visitato oggi, che tengono a galla l’economia di una provincia e di un Paese. Le Pmi Piccole e Medie imprese sono la spina dorsale della nostra economia e quello che accade li a Bruxelles e Strasburgo o negli altri Paesi dell’unione ha un peso enorme anche sui nostri territori. In primo luogo le PMI in Italia hanno un peso specifico per una questione prettamente numerica, visto che rappresentano il 92% delle aziende attive sul nostro territorio. Detto ciò, la questione viene approfondita da uno studio condotto da Prometeia, e i risultati ottenuti sono eloquenti: si stima infatti che nel 2017 queste aziende abbiano raccolto un fatturato complessivo di 2000 miliardi di euro. In secondo luogo, va detto che l’82% dei lavoratori nella Penisola trova impiego proprio presso i ranghi di queste società: una percentuale che supera (e non di poco) le medie in Europa. In base ai calcoli è questo il quadro delle PMI italiane: quelle attive sono circa 5,3 milioni, danno un impiego a circa 15 milioni di lavoratori, e producono un fatturato totale superiore ai 2 mila miliardi di euro. Questi numeri, da soli, bastano per far intendere tutto il peso delle PMI nel tessuto socio economico della nostra nazione. Anche su nostro Territorio le Pmi sono la spina dorsale della nostra economia: come emerge dall’ultima rivelazione nel III trimestre 2019 della Camera di Commercio Pontina. Da quanto emerge nello studio le imprese registrate presso le Camere di Commercio del Lazio sono passate a 661.794 unità nel periodo preso in esame, mostrando un tasso di crescita complessivo regionale dello 0,35%, in vantaggio rispetto al dato nazionale che è dello 0,23%. A livello provinciale i dati vedono Rieti in prima posizione con un +0,46%, segue Roma (+0,38%), poi Frosinone (+0,26) e Latina (+0,25%), infine Viterbo con +0,08%.Anche in merito alla geografia delle imprese artigiane nel trimestre appena concluso la regione Lazio vede un incremento con un tasso di crescita dello 0,45% contro lo 0,1% nazionale. Poi proprio per quel che riguarda il settore dell’autotrasporto nelle scorse settimane ho presentato insieme agli altri Colleghi del gruppo Identità e democrazia un’interrogazione alla Commissione sul divieto di transito imposto a partire dal 1 gennaio 2020 dall’Austria al valico del Brennero per alcune categorie merceologiche e per i tir di classe Euro 6, se non immatricolati dopo il 31 agosto 2018. Di fatto un danno calcolato approssimativamente intorno ai 30 miliardi di euro su 200 miliardi di volume di import/export tra Italia e Germania perché strozza di fatto quella che è l’arteria principale dell’interscambio commerciale tra due delle maggiori economie del continente. Il Brennero da qui in provincia di Latina potrebbe sembrare un luogo lontano dal nostro territorio, ma anche qui da noi si registra la presenza di numerose micro e piccole imprese dell’autotrasporto, che rischiano di essere stritolate dalla concorrenza sleale dei colleghi tirolesi, favorita dai divieti austriaci, che si somma alla concorrenza sleale e al dumping sui costi da parte delle imprese dell’Est europeo. Infine se consideriamo che nell’ultimo anno il Lazio si è dimostrata la prima regione nel Paese per contributo alla crescita dell’export nazionale, con un più 26,9%, tanto che nel primo semestre dell’anno la nostra regione ha esportato merci per 13,9 miliardi di euro, circa 3 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2018 con le province di Latina (+56,8%) e Frosinone (+27,3%); abbiamo il quadro di quanto questa scellerata imposizione unilaterale da parte dell’Austria danneggi la nostra economia nazionale, regionale e quella dei nostri territori». Anche il tema dei controlli e della sicurezza dei prodotti agricoli e industriali a livello europeo, ci riguarda da vicino. In una recente visita al Porto di Anversa abbiamo verificato di persona che, a differenza che negli scali del nostro Paese in cui vengono controllati una media di 200 container ogni mille, lì il rapporto scende addirittura ad 1 ogni mille. Una disparità di condizioni che si innesta anche sul tema del cosiddetto dumping fiscale e produttivo che molti paesi dell’unione ed extra Ue esercitano nei confronti delle nostre industrie e imprese costrette a sottostare a regimi fiscali e vincoli produttivi molto più stringenti rispetto a chi ha sede in paesi come il Lussemburgo o produce in stati dove i controlli sono ridotti e la sicurezza dei consumatori e la tutela ambientale non è tenuta in alcun conto Anche qui ci sono dati europei che indicano il nostro Paese come quello tra gli stati Ue dove la pressione fiscale è la più alta toccando il 64%. Infine e qui in questa azienda ne abbiamo proprio un esempio, il livello qualitativo delle produzioni italiane rispetto al mercato estero: sono stati i loro operai a raccontarmi l’esempio dell’acciaio italiano ricercatissimo e apprezzato rispetto a quello cinese che però subisce meno imposizioni e dazi rispetto ai nostri prodotti. Un sistema che evidentemente penalizza per chi come l’Italia e le nostre aziende locali fa della qualità il suo marchio principale in tutti i settori produttivi. Un tema su cui in Europa La Lega e il Gruppo Id si batte fortemente per porre in primo piano gli interessi del nostro Paese”. E’ quanto ha sostenuto l’eurodeputato della Lega, Matteo Adinolfi, che ieri ha visitato lo stabilimento Tecnocar di Tor Tre Ponti, consinderato un’eccellenza nel panorama nazionale.
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