“Se il rispetto delle regole è singolare, tanto quanto promuovere un reale percorso di integrazione al posto delle pecette vuote come quella del premio Sakharov proposto da Procaccini, allora sì, mi autodenuncio per l’idea di affrontare le esigenze e le proposte dei cittadini nelle sedi deputate a dare loro risposte concrete. È evidentemente questa la differenza tra chi – come quei cittadini oggi diventati consiglieri di maggioranza di LBC – interpreta la politica come un servizio fattivo, operativo, speso quotidianamente nell’ascolto dei loro concittadini, nell’analisi di cause, di ricerca e confutazione di dati, di confronto con gli uffici e definizione di percorsi amministrativi, di monitoraggio degli iter avviati, di controllo dei tempi e dei risultati attesi e della loro continua ridefinizione nello svolgimento di processi che raramente procedono linearmente perché sempre minacciati da molte variabili, e coloro che non mancano un colpo nello svilire la politica a elucubrazioni personali, chiacchiere da bar, slogan populisti”, è quanto dichiarato in una nota dal consigliere Emanuele Di Russo, sulla questione della trasparenza e della relativa commissione. Di Russo ha poi proseguito: “Non c’è nessuna difficoltà nel dare risposte sui lunghi ritardi accumulati sulle procedure portate avanti dall’attuale amministrazione, semplicemente perché non c’è nulla da nascondere. Nelle competenti commissioni preposte alla trattazione, approfondimento, monitoraggio degli specifici temi non è mai stata negata alcuna informazione e alcun chiarimento: lungi da noi aver paura della trasparenza, che come principio deve essere ed è trasversale a tutte le commissioni e in quanto materia amministrativa oggetto della specifica commissione Trasparenza. Nelle preposte commissioni è possibile inquadrare il singolo problema affrontato nel giusto contesto di competenze e conoscenze a disposizione, ed è possibile riflettere sui temi. Se di difficoltà vogliamo parlare è quella risaputa del burocratese e della ancora lontana semplificazione della PA. Ecco perché la maggior parte delle volte l’oggetto della commissione Trasparenza è mal posto, spostando l’attenzione dall’ambito specifico in cui dovrebbe essere trattato per portarlo al generico tavolo dell’informazione alla cittadinanza, con ciò deresponsabilizzando i commissari preposti e sottoponendo la questione ad un consesso meno preparato. Se poi aggiungiamo che la documentazione, fino ad oggi, raramente è giunta ai commissari prima della trattazione e che la seduta è indetta su un ordine generico difficilmente inquadrabile sulle esigenze concrete da dover affrontare, ecco che il valore di chi fa politica viene degradato a confronto di opinioni e il beneficio per la città è nullo, alimentando così solo il sentimento del populismo e dell’antipolitica”. Infine, il consigliere di LBC ha chiosato: “Le risposte concrete sono arrivate nella passata commissione Trasparenza come nelle precedenti, semplicemente perché erano già disponibili. Non esistono una commissione della minoranza e una della maggioranza, una cattiva politica e una buona politica, maggioranza e opposizione: tutti concetti formulati da chi non vuole o non riesce a vedere un confronto e una politica basata su una costruzione comune, con l’apporto dei vari punti di vista, e non sulla banalizzazione di una sfida tra fazioni”.
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