Anche Legambiente si unisce agli appelli per il recupero del vecchio carcere di Santo Stefano, con la necessità di intervenire entro il 2020 per non perdere i finanziamenti ottenuti. L’isola di Santo Stefano, a meno di due miglia nautiche da quella di Ventotene, è da tempo deserta. Al centro una sola struttura storicamente ed architettonicamente affascinante: l’ex carcere, un edificio circolare con 99 celle, somigliante più a un anfiteatro che a una prigione, fatto costruire nel periodo borbonico da Ferdinando IV e in uso fino al 1965 ed ora in stato di abbandono. “Si sono avvicendate negli ultimi anni varie proposte per il recupero della splendida struttura – dice Dino Zonfrillo Presidente di Legambiente Circolo Sud Pontino – accompagnate da interpellanze parlamentari bipartisan, ma fino ad ora nulla di concreto, ad eccezione della realizzazione di un elipiazzale realizzato dalla aeronautica militare e qualche piccolo provvedimento. Il Comune di Ventotene – continua l’esponente ambientalista – negli ultimi anni nonostante le esigue risorse si è sforzato per consentire visite guidate alla ex struttura carceraria e promuovere convegni. Anche Legambiente si unisce alla campagna di sensibilizzazione come ultimamente già fatto durante la tappa di Goletta Verde lo scorso agosto a Ventotene con blitz a Santo Stefano a cui ha partecipato anche Legambiente Lazio e Legambiente Sud Pontino, denunciando più volte lo stato di abbandono e chiedendo di intervenire per risanare e preservare un bene prezioso a cui è legata la storia del nostro paese e della intera Europa che ha visto proprio a Ventotene muovere i primi passi verso la realizzazione della Comunità Europea. Sono state stanziate dal Governo Italiano ingenti somme, pari a quasi 70 milioni di euro – aggiunge Dino Zonfrillo – e se non verranno utilizzate entro il 2021 saranno accantonate per altri usi decretando definitivamente la fine di un bene così significativo dal punto di vista ambientale, storico e umanitario. Infatti – ribadisce e conclude il presidente di Legambiente – dal 1965 il carcere è disabitato lasciato a intemperie e a ricordi”. Nelle celle di Santo Stefano furono imprigionati tra gli altri lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani; il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini; Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l’unico a riuscire ad evadere, nel 1960.
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