Mentre parte della pianura e a ridosso dell’abitato di Sezze scalo si è ancora in fremente attesa, dopo un ritardo di due settimane dalla prevista tabella di marcia, che venga avviato anche in quelle zone il servizio di raccolta differenziata porta a porta, con i cassonetti (sempre più pieni) che fanno brutta mostra di sé, il tema dei rifiuti tornerà tra i banchi del consiglio comunale grazie alla richiesta presentata dalle minoranze consiliari (il gruppo de Il Biancoleone, quello di SezzeBeneComune e, per la prima volta da quando siede tra quei banchi, l’ex esponente del Partito Democratico Giovanni Bernasconi) ed accolta dal presidente del consiglio comunale Enzo Eramo, che ha convocato la riunione in seduta straordinaria e l’ha programmata per venerdì prossimo, 4 ottobre, a partire dalle 16:30. La richiesta riguarda marginalmente l’emergenza rifiuti con la quale la città troppo spesso è costretta a convivere o i ritardi nell’inizio del servizio anche in altre zone, ma osserva con attenzione la situazione della Servizi Pubblici Locali Sezze spa (la società che si occupa della raccolta e dello smaltimento) e traccia un bilancio della questione legata ai finanziamenti che nel corso degli anni sono arrivati al Comune con lo scopo, sulla carta, di potenziare il servizio ed arrivare a percentuali almeno dignitose, lontane dal quel 23% circa nella quale si trova attualmente e almeno vicino al 65% come prevedrebbero le normative vigenti, un numero che per Sezze sembra essere una sorta di utopia. Proprio su questi temi verterà la riunione di venerdì prossimo, che in molti si aspettano particolarmente accesa. I 6 firmatari della richiesta di consiglio vogliono discutere su come l’ente abbia utilizzato quei fondi piovutigli addosso da finanziamenti provinciali, ma non solo. I 6 esponenti delle opposizioni vogliono anche conoscere nel dettaglio l’elaborato progettuale che nel mese di ottobre 2017 fu consegnato nelle mani della Servizi Pubblici Locali e, di conseguenza, dello stesso Comune. Un progetto realizzato da una società esterna, costato circa 15mila euro, ma che poi si è deciso di mettere in un cassetto e di non tenere in considerazione, sembra a causa dell’investimento iniziale che sarebbe servito per metterlo in pratica, fondi di cui né l’ente né tantomeno la società partecipata disporrebbero. Proprio qui il nodo che ha spinto alla richiesta di un consiglio, che alla fine dovrà decidere che strada seguire.
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