Calcio a 5, parla il giovane coach Luca Rango: “Voglio trasmettere ai ragazzi la mia passione”

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È il più classico degli hobby sportivi, il calcetto. Per molti, rappresenta l’occasione per fare una sgambata, per stare on gli amici, per vivere un momento di convivialità, senza troppa attenzione per la qualità della prestazione. Per altri, invece, si tratta di una passione viscerale, ma anche di un lavoro. È il caso di Luca Rango, giocatore di futsal 23enne di Latina e allenatore di due squadre giovanili del Latina Calcio a 5.

Intanto parlaci di questo sport, in cosa consiste il futsal?
Per i più, è la classica partitella di calcetto tra amici senza troppe pretese. In realtà, il nostro sport è un concentrato di gesti tecnici unici, velocità di pensiero e di movimento, tattica e emozioni. Campo piccolo, porte piccole, 10 giocatori totali in cambio, limite massimo di falli, 4 secondi per poter battere un calcio da fermo, tante caratteristiche che lo rendono unico. È uno sport meraviglioso.

A Latina il futsal sta crescendo molto, parlaci dei risultati che avete ottenuto sia a livello giovanile che di prima squadra.
Si, a Latina sta crescendo molto, è vero. Lo dimostrano i tifosi che riempiono il palazzetto e ci vengono a sostenere, le neonate società di futsal e quelle ormai consolidate, come noi, Latina Calcio a 5. In due anni, grazie alla volontà del presidente di investire su di noi, abbiamo raggiunto risultati importanti. A livello di settore giovanile, una semifinale finale scudetto con l’under 19 e la vittoria del campionato under 17. A livello di prima squadra, militiamo nella nella massima serie di questo sport, la Serie A1, e quest’anno abbiamo ottenuto una splendida salvezza, conquistata con il cuore. Tutti i nostri risultati sono dovuti al lavoro costante dei tecnici, Alfredo Paniccia, Lorenzo Nitti, Luigi Bernardo, Manuel Di Rita, Maurizio Landucci, Emiliano Notarmuzi.

Il futsal, o “calcetto”, viene visto come un surrogato del calcio a 11. Come si può riuscire a far acquisire a questo sport una propria precisa identità? Cosa differenzia questo sport dal calcio a 11, a parte le  dimensioni del campo di gioco?
È uno sport diverso dal calcio a 11, non solo per le dimensioni del campo e delle porte, ma anche per la particolarità di alcuni gesti tecnici – tra cui spicca l’uso della pianta del piede – e per i tempi di gioco e di ragionamento.

Perché un bambino dovrebbe scegliere il futsal invece del calcio a 11?
Tanti giocatori brasiliani che ora militano nel calcio a 11 sono partiti dal calcio a 5, perché si lavora in maniera più accurata sulla tecnica individuale, che è alla base di questo sport. Certo, anche nel calcio a 11 si lavora su questo aspetto, poiché i programmi di allenamento per i bambini che vanno dai 6 agli 8-9 anni sono all’incirca gli stessi. In una fase successiva, però, si iniziano ad insegnare i fondamentali del calcio a 5, ed è lì che il ragazzo sviluppa una tecnica maggiore, indispensabile per far fronte ad uno sport che richiede qualità tecniche importanti.

Tu alleni due squadre giovanili, i pulcini e gli esordienti, come mai hai deciso di intraprendere questa esperienza?
Sì, io alleno due categorie del settore giovanile: i pulcini misti (annate 2008/2009) ed un gruppo di esordienti misti (annate 2006/2007). Ho fatto questa scelta perché mi piace trasmettere ai ragazzi la mia passione per questo sport. Ringrazio chi mi ha permesso di intraprendere questa avventura, il nostro dirigente Gianfranco Salerno, così come ringrazio gli altri istruttori del settore giovanile che lavorano con me tutti i giorni. È bello condividere con i miei ragazzi gli allenamenti, i sorrisi, le vittorie e soprattutto le sconfitte, perché è proprio quando si perde che sono loro più vicino e cerco di farli crescere. Alla loro età non esistono risultati, l’unico risultato è a livello tecnico ed umano. Ho due gruppi fantastici, sono loro che mi spronano ad andare avanti in questo cammino, con tutte le soddisfazioni che riescono a darmi. Tra le ultime, ricordo la vittoria con i Pulcini di un torneo nazionale a Celano e il terzo posto alla Latina Futsal Cup con squadre provenienti da tantissime zone d’Italia. Sono dei bambini fantastici. Così come gli esordienti, li ho presi da “zero” e, insieme, ci siamo risollevati togliendoci grandissime soddisfazioni.

Rispetto a quando giocavi tu da piccolo, non molti anni fa visto che sei ancora molto giovane, cosa c’era di differente nell’approccio allo sport? Pensi che la tecnologia abbia influito in qualche modo?
Si, sono cambiati i tempi e con i tempi è cambiato anche l’approccio dei ragazzi allo sport. Ovviamente questo è dipeso moltissimo anche dall’uso di smartphone, computer e videogiochi. Io vengo da una generazione dove si scendeva di casa, per strada, si andava a suonare ai citofoni dei palazzi vicini per improvvisare una partitella di calcio e chi portava il pallone faceva le squadre… Ora, invece, a 10 anni si scrivono su WhatsApp per organizzare partite virtuali seduti sopra un divano. Vorrei far notare che la sedentarietà, porta anche a problemi di salute. Secondo uno studio condotto da alcuni dietologi e medici sportivi, i bambini della nuova generazione sono quelli che hanno più problemi di obesità, soprattutto per via della mancanza di attività motoria. Incentivare il ragazzo alla pratica sportiva è uno dei regali più grandi che un genitore possa fare al proprio figlio.

Hai mai assistito a episodi di bullismo tra i ragazzi che alleni? Se sì, come intervieni? Pensi che lo sport possa educare al rispetto reciproco?
Fare l’istruttore non è facile, perché diventi un loro punto di riferimento quotidiano. Secondo gli psicologi dello sport, nell’età compresa tra i 10 ed i 14 anni l’istruttore viene visto come una delle figure maschili più importante nella vita di un bambino. L’istruttore diventa un vero e proprio educatore e deve, quindi, educare allo sport, alla convivenza e al rispetto del compagno e dell’avversario. Il bullismo all’interno delle squadre che alleno rappresenterebbe, per me, un enorme fallimento, ben più grave della peggiore delle sconfitte sul terreno di gioco. Nei miei gruppi, fortunatamente, non è mai successo. Odio il bullismo. È anche per questo che studio e mi informo, per cercare di capire al meglio ogni singolo gesto e atteggiamento dei miei ragazzi. Prima di crescere calciatori, cerco di crescere dei piccoli uomini. Bisogna stare al passo con i tempi per conoscere il carattere dei ragazzi di oggi ed evitare episodi di questa gravità.

Francesca Leonoro 

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