L’Anfiteatro di Sezze, da almeno un decennio in stato di totale abbandono, rappresenta comunque ancora una spesa per l’ente. E’ quanto emerge da una determina del settore Servizi Economico – Finanziari e Culturali del Comune di Sezze, che ha stabilito l’impegno di spesa per la quota annuale del diritto di superficie e di uso del Comprensorio del Teatro Italiano di Sezze, l’Anfiteatro appunto, oltre alla parte dell’auditorium “Mario Costa”. Una spesa esigua, circa 5.600 euro, ma che comunque l’ente spende dal lontano 2004, come prevedono gli accordi stabiliti nel 2003 con l’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Latina per la gestione dell’auditorium e la successiva costituzione del diritto di superficie in favore del Comune di Sezze, comprensorio del Teatro italiano votata dal consiglio tramite un protocollo d’intesa per la definizione dei rapporti inerenti il comprensorio dell’Anfiteatro e l’annessa casa del custode. Il diritto di superficie, che ha una durata di 25 anni e che quindi terminerà nel 2029, prevedeva una spesa totale di 140.074,82 euro in 25 rate annuali da 5.602,99 euro da pagarsi ogni anno entro il 30 novembre a partire dal 2004. Come detto, si tratta di una spesa esigua, ma che comunque l’ente deve sobbarcarsi ogni anno, con una struttura che ormai è inutilizzabile da oltre 10 e con un debito nei confronti dell’Unione Europea, tramite la Regione Lazio, di oltre un milione di euro. Il tutto nel totale silenzio di quelle stesse istituzioni che oggi, dopo aver ottenuto il voto, non parlano più dell’Anfiteatro di Sezze e degli impegni assunti nella campagna elettorale, soprattutto quella per le regionali del 2018, per trovare una soluzione ed eventualmente concludere i lavori di messa in sicurezza e restituire quel bene alla comunità setina. Proprio alla Regione, infatti, sono destinate queste somme e dovrebbe essere la stessa Regione, magari tramite i rappresentanti pontini all’interno dello stesso ente, a cercare una soluzione che appare sempre più lontana. Anche in ambito locale erano stati diversi i tentativi di recuperare la struttura nata negli anni ’50 e realizzata da un’idea di Piacentini: più che tentativi, però e con il senno di poi, si trattava di promesse, contenute praticamente in tutti i programmi elettorali presentati alla città. Sulla scia di quanto dichiarato nel corso della tornata elettorale per il rinnovo del consiglio regionale, anche da Sezze era ripartita quella fiamma di speranza, ma a distanza ormai di un anno nessuno ne parla più.
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