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Lettura: Latina, Ascanio Celestini porta “Pueblo” al Teatro Moderno
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Mondoreale > Blog > Cultura & Eventi > Latina, Ascanio Celestini porta “Pueblo” al Teatro Moderno
Cultura & Eventi

Latina, Ascanio Celestini porta “Pueblo” al Teatro Moderno

Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2019 22:22
Simone Di Giulio Pubblicato 20 Maggio 2019
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“Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine, di un facchino africano e di un paio di padri di cui non conosco il nome. La storia dignitosa dei centomila africani morti nel fondo del mare. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra. Questa è la storia di un giorno di pioggia”. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, Ascanio Celestini accompagna il pubblico nella vita quotidiana di personaggi emarginati, che vivono una periferia immaginaria, ma vicinissima a quella di qualunque città in PUEBLO in scena al Teatro Moderno di Latina, nell’ambito della stagione teatrale promossa da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio con il finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio e del Comune di Latina, martedì 21 maggio ore 21. Seconda parte della trilogia iniziata con Laika, Pueblo (debutto nel 2017) attraversa lo stesso paesaggio urbano e umano. C’è il supermercato e il magazzino nel quale lavorano gli immigrati. Al posto del barbone africano c’è una barbona italiana. Invece di una prostituta italiana ce n’è una straniera. L’alcolizzato è un facchino africano che può permettersi di bere un solo giorno a settimana… il giorno che spende tutti i suoi soldi alle slot machine. C’è uno zingaro che incontriamo quando è bambino e poi lo rivediamo da grande. C’è un padre che insegna alla figlia a rubare e una madre che, giorno dopo giorno, parla sempre meno. A questo piccolo mondo si aggiunge anche quello più nascosto dell’orfanotrofio gestito dalle suore o del tribunale nel quale questi dimenticati incontrano finalmente lo Stato e la Storia con le “S” maiuscole, ma lo incontrano in maniera alternativamente punitiva o distratta. La loro è una periferia dell’informazione, dove le persone sono raccontate solo quando la loro vita si trasforma in notizia. Quando agitano un coltello o quando viene agitato contro di loro, per esempio. Quando diventano soggetti o oggetti di stupri, furti, assassini. «Di questi personaggi mi interessa l’umanità. Voglio raccontare come sono prima della violenza che li trasforma in oggetto di attenzione da parte della stampa, ma voglio raccontare anche il mondo magico che hanno nella testa. Il mondo che li rende belli e che, solo quello, può aiutarli a non farli scomparire. I contadini lucani o friulani, i pastori sardi o abruzzesi, i braccianti pugliesi o siciliani e tutti gli altri poveracci del passato che lasciavano terra e famiglia abbandonavano un intero orizzonte culturale per cercare di integrarsi nell’effimero mondo del triangolo industriale. Entravano nella Storia da sconfitti, ma in cambio ricevevano il frigorifero, il riscaldamento e l’italiano semplificato imparato dalla televisione. Oggi i nuovi poveracci non avranno nemmeno questo in cambio della loro disfatta. E allora vale la pena che sia salvaguardata almeno la cultura che hanno nel cuore e la magia che nascondono nella testa» racconta Ascanio Celestini.

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