Entra nel vivo il contenzioso milionario che vede coinvolti il Comune di Sezze e l’A&G, la società toscana incaricata nel febbraio 2014 di redigere un database (al prezzo di 38mila euro più Iva) degli immobili per permettere una più incisiva lotta all’evasione fiscale, ma che poi ha preteso che una parte degli incassi gli venisse riconosciuta, arrivando a chiedere all’ente oltre 4 milioni di euro per il lavoro svolto e per le pratiche aperte dal 2008 al 2014: oltre 32mila avvisi per un valore complessivo di 30.720.000 euro di tasse dei cittadini setini in quel lasso temporale. Questa mattina si celebrerà la seconda udienza del contenzioso, che potrebbe già portare ad una sentenza, soprattutto se si considera che 8 mesi fa il giudice Concetta Serino aveva confermato che i documenti prodotti erano sufficienti a chiudere la questione, ma che, allo stesso tempo, aveva concesso ulteriore tempo all’ente e alla società di Lucca per trovare una soluzione congrua senza arrivare a sentenza. Già prima della fase processuale della vicenda, l’ente e la società si erano sedute attorno ad un tavolo per dirimere la questione mediando sulle richieste, ma tutto era naufragato e lo stesso Campoli (sindaco nel periodo dell’incarico alla A&G) aveva affermato: “Il contratto di 39mila euro era legittimo, sotto soglia e nel rispetto della norma. Abbiamo sbagliato a fidarci di questa ditta. Se ci avessero fornito una banca dati corretta li avremmo pagati, ringraziati e affidato la riscossione alla Servizi Pubblici Locali. Ma la storia ci ha insegnato altre cose. La banca dati è vergognosa, con errori madornali. L’amministrazione ha sanzionato tramite un collaudo svolto dalla SPL, poi sulla base del contenzioso iniziato in camera di conciliazione, abbiamo rifiutato la stessa. Ora soggetto terzo sta raccogliendo i dati per dimostrare che quel lavoro è carta straccia”. Sulla vicenda era stata serrata la lotta delle allora minoranze consiliari, formate dai consiglieri Serafino Di Palma, Antonia Brandolini, il compianto Lidano Zarra e Roberto Reginaldi, che erano addirittura arrivati in segno di protesta ad occupare per una settimana il palazzo comunale. Una sentenza negativa per il Comune, chiaramente, potrebbe rivelarsi un disastro in termini economico-finanziari.
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