192 esuberi, taglio del 15% delle spettanze e avvio della procedura di concordato in continuità. E’ questo il terribile scenario cui si è arrivati ieri dopo una giornata che, per l’azienda ma soprattutto per i quasi 500 dipendenti della Corden Pharma, è stato il più lungo, forse addirittura più lungo di quello del 2010, quando l’attuale società rilevò gli impianti appartenuti alla Bristol Myers Squibb. Un’operazione, quella di 8 anni fa, che fece tirare un sospiro di sollievo ai dipendenti rimasti nello stabilimento di via del Murillo, ma che ieri ha fatto ricredere in molti circa la ripresa della farmaceutica, sebbene sotto un nuovo nome e una nuova direzione. Prima le notizie che arrivavano dall’incontro in Prefettura, poi la presa di coscienza di una crisi che forse nessuno aveva valutato correttamente e, soprattutto, sufficientemente in tempo per porvi rimedio. Infine il presidio, iniziato alle 15 davanti ai cancelli della struttura. Circa 200 persone, bandiere sistemate e uno sguardo continuo oltre quel cancello, verso quella fabbrica nella quale ognuno di loro aveva riposto speranze per il proprio futuro e per quello delle proprie famiglie. Un presidio iniziato quasi in religioso silenzio, con pochi capannelli di dipendenti che, quasi sottovoce, analizzavano le poche notizie a disposizione: “Sono qui da 30 anni e ne ho solo 56, troppo pochi per andare in pensione”, piuttosto che “Quando qui c’era la Bristol, essere assunto era meglio di un posto ministeriale”, fino ad arrivare a frasi, tante, sul genere “A dicembre scorso la cassa integrazione è stata gestita male e la crisi già c’era, se consideriamo la situazione in cui si trova l’indotto”. Poi la parola passa ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, che si dicono ovviamente deluse dall’atteggiamento dei vertici aziendali, che ieri mattina si sono presentati in Prefettura con una serie di proposte che chiaramente danneggiano i dipendenti. Nel dettaglio i 192 esuberi potrebbero concretizzarsi da qui a 75 giorni, facendo passare l’azienda dalle 491 unità attuali a 299. Un taglio nettissimo, sui cui dettagli nessuno si è espresso. Chi verrà licenziato? Gli assunti da meno tempo, correndo il rischio di trovarsi uno stabilimento “vecchio”? Oppure quelli che sono ad un passo dalla pensione e lascerebbero spazio ai giovani nell’attesa di far passare quei pochi anni? Impossibile dirlo adesso. Quelli che si conoscono sono soltanto i numeri e la tempistica entro la quale verrà inoltrata la domanda di concordato in continuità. Il primo obiettivo, secondo tutti, resta quello di tenere altissima l’attenzione sui prossimi sviluppi e, soprattutto, coinvolgere il Ministero.
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