E’ lungo l’elenco di rilievi quelli che Scipione Salvagni sottopone in riferimento all’installazione dell’antenna in località La Croce di Bassiano, da lui vittoriosamente impugnata innanzi al Tar di Latina. Inizia con considerazioni che attengono alla tutela del paesaggio il cahiers de doleance dell’esponente di una delle più antiche famiglie bassianesi, che fa notare che l’antenna è situata in un punto panoramico in prossimità di un’area di verde pubblico attrezzato, che ora appare devastata da una presenza totalmente estranea. Non nasconde timore per le ripercussioni sulla salute l’uomo, per decenni apprezzato farmacista anche nel capoluogo, in quanto l’antenna è situata nei pressi di un chiosco-bar densamente frequentato e a venti metri dallo storico ristorante-albergo, con una biblioteca privata di oltre 4000 volumi gestito dalla sua famiglia. La sua critica si estende a problemi squisitamente tecnici essendosi già verificato che i segnali forti generati dall’impianto interferiscano con i segnali deboli televisivi e che stanno creando problemi alla ricezione. “Non possono escludersi – spiega Salvagni – problemi di sicurezza, trattandosi di un impianto alto 25 metri situato in area sismica, in un punto roccioso delimitato da un muro a secco con i correlativi rischi legati a scariche atmosferiche (fulmini) e in quanto non so se esiste una valutazione del rischio sismico da parte del comune e della ditta installatrice”. Le valutazioni vanno oltre le violazioni fatte valere davanti al Tar, con l’antenna che sarebbe stata posizionata in difformità dalle previsioni del regolamento comunale di settore, e riguardano quella che, a suo dire, è “una vera e propria irragionevole arroganza del concessionario e del gestore Tim che hanno attivato l’antenna dopo la pubblicazione della sentenza che ha accolto il nostro ricorso. “Sottoporremo al Consiglio di Stato, al quale si è rivolto la INWIT, anche la questione della violazione della previsione, operata da una delibera comunale del giugno 2016, che individuava per l’antenna un punto diverso e prioritario, individuazione peraltro fatta dalla stessa società, la Sael, che ha ottenuto la concessione per il canone annuale di 500 euro e lo ha subaffittato subito dopo ricavando una somma al momento di 8.000 euro all’anno e che potrebbe arrivare fino a 14.000. Intanto prendiamo atto che il Comune ha deciso di non appellare e di provare a rimediare all’errore tentando una convalida ex-post che potrebbe rivelarsi una toppa peggiore del buco”.
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