Una folla commossa e in un silenzio che metteva i brividi ha portato l’ultimo saluto a Francesco Sagnelli, lo sfortunato 32enne di Sezze vittima lunedì scorso di un terribile incidente su via degli Archi di San Lidano, a ridosso dell’incrocio con via Casa di Piano, quando a bordo del suo scooter veniva travolto dalla motrice di un camion frigorifero condotta da un 37enne camionista originario della provincia di Campobasso. Un’intera comunità, sfidando le temperature altissime del primo pomeriggio, ha voluto ricordare Francesco partecipando alla funzione religiosa che si è svolta nella chiesa San Carlo da Sezze dello scalo. La salma del giovane setino appassionato di moda e fan sfegatato di Laura Pausini (che lo ha ricordato commentando una foto sul profilo Instagram dello stesso Francesco) è arrivata addirittura in anticipo da Latina, proveniente dalla camera ardente del Santa Maria Goretti. Al suo arrivo il momento di maggior silenzio, rotto da qualche singhiozzo che inevitabilmente in situazioni del genere emerge. Ma tutto nel massimo rispetto, senza alzare minimamente i toni, così come forse avrebbe voluto lo stesso Francesco, ricordato dagli amici che hanno inondato di messaggi e di pensieri le proprie bacheche social come un ragazzo mite, sorridente e particolarmente sensibile. Una persona con la quale parlare e confrontarsi che improvvisamente ha smesso di esserci. Questo, forse, il motivo per il quale la cerimonia è rimasta nei ranghi, nonostante il grande dolore che ha mosso gli animi di tutti, stretti attorno alla famiglia, mamma Letizia, papà Davide e Federica, la sorella di Francesco. Il parroco della chiesa di Sezze scalo ha voluto rivolgere proprio a loro una serie di passaggi della sua omelia, incentrata sulla speranza di una vita oltre la morte. Una morte che comunque suona come beffa, anche in considerazione della dinamica con la quale è avvenuta. La ricostruzione più verosimile dei fatti di quel lunedì alle 19:30 fa credere che Francesco sia arrivato a quell’incrocio su via degli Archi e nel momento di fermare il mezzo e controllare chi arrivasse abbia perso il controllo dello stesso, rotolando verso quei metri decisivi che lo hanno portato a finire sotto le ruote della motrice che arrivava da sinistra. Una fatalità, che comunque non attutisce minimamente il dolore.
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