“Sul Bonus Irpef il Comune ha rispettato le norme stabilite con le organizzazioni sindacali ed ha erogato contributi ai richiedenti in base ai Cud presentati, non all’Isee”. E’ questa la risposta che l’assessore ai Servizi Sociali, Vincenzo Lucarini, ha dato a Serafino Di Palma, esponente di minoranza tra le fila de Il Biancoleone, che martedì aveva portato in aula la questione del Bonus Irpef, sollevando alcuni dubbi, numeri alla mano, sull’erogazione del contributo che il Comune aveva deciso di assegnare a diverse categorie, giovani inoccupati, pensionati e lavoratori dipendenti con un Cud basso. Proprio la differenza tra il Cud e l’Isee (l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente) aveva insospettito il rappresentante delle minoranze consiliari, che quindi ha chiesto spiegazioni all’assessore competente. Lucarini, dal canto suo, ha ricapitolato tutto l’iter che ha portato alla decisione di assegnare i contributi come risarcimento parziale dell’Irpef pagata nell’anno precedente. Le rimostranze di Serafino Di Palma si erano concentrate su alcune discrepanze tra l’Isee e lo stesso contributo, oltre al fatto che la delibera di giunta che accantonava la somma di 60mila euro (divisa in 3 categorie da 20mila euro ciascuno) fosse stata realizzata nell’aprile del 2017, a soli due mesi dal voto per le comunali. A Di Palma non risultava corretto assegnare un contributo economico, seppur di bassa cifra, a chi, per esempio, aveva un Isee di 43mila euro annue. Qui il nodo della questione, con l’assessore Lucarini che in aula ha spiegato come il Bonus fosse un risarcimento di tasse già pagate, in questo caso l’Irpef e come per realizzare la graduatoria degli aventi diritto si sia tenuto conto, ovviamente, del Cud e non dello stesso Isee che spesso, a causa di un’appartenenza ad un nucleo familiare allargato, diventa più alto di quanto realmente percepito per il lavoro del singolo. La questione è stata a lungo dibattuta in aula, anche in considerazione del fatto, come ha spiegato lo stesso Serafino Di Palma, che questo tipo di contributi non risolve i problemi economici dei chi davvero si trova in difficoltà e questi fondi si sarebbero potuti utilizzare diversamente e, soprattutto, l’iniziativa si sarebbe potuta sponsorizzare in modo diverso, considerando che molti cittadini di Sezze non ne erano a conoscenza. Lo stesso Di Palma, infine, ha citato il caso di Aprilia, dove per evitare situazioni contraddittorie è stato messo un tetto sul reddito, di 20mila euro.
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