Il riaccertamento ordinario dei residui attivi e passivi del Comune di Sezze passerà al vaglio della commissione consiliare Trasparenza. E’ questa la decisione del presidente della stessa commissione, Paride Martella, che ha deciso di convocarla per martedì 6 marzo alle 16 e, per l’occasione, ha chiesto la presenza e l’intervento dei collegio dei Revisori dei Conti per l’esame dei residui elencati in una delibera di giunta attinente proprio ai residui attivi e passivi. La commissione è stata riconvocata di concerto con il presidente dell’Organismo di Revisione, Mauro Barlozzini e nel documento che Martella ha allegato agli atti della convocazione come memorandum si spiega come l’esame della situazione di cassa costituisca lo strumento più attendibile ed immediato per accertare il reale stato di salute delle finanze di un ente: “Il Comune di Sezze – spiega lo stesso Martella – ha contratto ininterrottamente per due anni anticipazioni di tesoreria mediamente di 2,6 milioni di euro e ad oggi ammontano ad 3,2 milioni, diventando 6,3 con la delibera giunta dello scorso 14 febbraio”. Secondo il presidente della commissione consiliare queste somme si sono trasformate da strumento di correzione degli squilibri temporali tra riscossioni e pagamenti, in un indebitamento vero e proprio, gestito in alternativa al debito commerciale: “Il ricorso all’anticipazione generalmente è l’effetto della verosimile presenza in bilancio di residui attivi insussistenti o di dubbia esigibilità, la cui mancata eliminazione fa sì che non emergano disavanzi della gestione residui e non obbliga, quindi, l’ente al reperimento delle risorse indispensabili a finanziare lo squilibrio di cassa. L’impiego reiterato di tale strumento, oltre a rappresentare un comportamento evidentemente difforme dalla sana gestione finanziaria, dimostra l’esistenza di squilibri finanziari gravi che potrebbe condurre rapidamente allo stato di dissesto finanziario; questo si materializza anche nella ipotesi in cui l’ente non è in grado di fare fronte validamente ai crediti certi, liquidi ed esigibili di terzi, ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del riequilibrio di bilancio né con lo strumento del debito fuori bilancio”.
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