L’aumento delle compravendite immobiliari, in molte aree del Paese compresa quella pontina, non rappresenta ancora una vera e propria ripresa per il mercato, ma consiste esclusivamente in un ritrovato dinamismo sul fronte delle transazioni immobiliari nei primi mesi dell’anno. Questo il pensiero Fiaip nazionale, sottolineato e rilanciato da Santino Nardi, presidente provinciale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali. «Il rallentamento dei prezzi malgrado la ritrovata vivacità del mercato non è uniforme sul territorio nazionale – spiega Nardi -: si fa strada sotto traccia il processo di stabilizzazione dei valori, con i 2/3 dei centri capoluogo monitorati che fanno segnare variazioni comprese tra l’1% e il meno 1%. Il prezzo del mattone è aumentato dovunque tranne che in Italia – evidenzia Nardi -, e questo è l’ennesimo segnale negativo per un settore ancora in crisi». I dati rilasciati di recente dall’Eurostat e la nota stampa presentata sull’argomento dal Presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa parlano chiaro: il prezzo delle abitazioni in Italia è sceso dello 0,6% a maggio rispetto ad aprile, a una media di 1.863 euro/m². In termini annuali il calo è del 5,7%, il che denota un trend ancora chiaramente negativo sul fronte delle quotazioni immobiliari. «L’ultima rilevazione riconducibile alla nostra città, datata maggio 2017 – insiste Nardi – conferma la tendenza al ridimensionamento delle aspettative da parte dei proprietari dopo un primo trimestre anch’esso contrassegnato dai ribassi (-1,3%) dell’usato». La causa del mancato rialzo, malgrado una ritrovata propensione all’acquisto? «In Italia – dichiara Nardi – c’è una pressione fiscale sugli immobili che risulta nel suo complesso la più alta in Europa. Il gettito da imposte di natura reddituale è pari al 21% del totale ed è in gran parte attribuibile all’Irpef (14% del totale) e alla cedolare secca sulle locazioni abitative (5%), il cui gettito cresce di anno in anno. L’Iva sulle compravendite di immobili rappresenta il 13% delle entrate complessive, mentre le imposte di registro e bollo costituiscono il 7% del totale». Immobiliare, insomma, per la nostra classe politica fa ancora rima con bancomat. Il mercato ne risente dunque pesantemente. «Dopo avere tartassato la proprietà immobiliare dal Governo Monti in poi, ora con un provvedimento contenuto nella manovra correttiva ci si appresta a fare diventare imprenditori anche i piccoli proprietari di casa che affittano gli immobili per brevi periodi e gli stessi proprietari si troveranno sempre più a dover vendere le proprie abitazioni magari – come da una recentissima ma sempre più diffusa tendenza – per comperarle all’estero». Sarebbe necessario invece, insiste il Presidente, un netto cambio d’impostazione da parte del Governo attuale o di quello che verrà, per risollevare un settore che vede in netta crescita il numero di privati che acquistano immobili fuori Italia. «Ci aspettiamo di più dalle istituzioni: servono misure importanti e immediate per far ripartire tutto il Real Estate e non politiche fiscali autodistruttive che intendono aggravare esclusivamente il peso fiscale sulla casa. Con una pressione fiscale alle stelle da più di 5 anni, c’è ancora oggi un futuro incerto per l’immobiliare. Siamo l’unico Paese europeo – insieme alla Croazia – in cui il mercato è in crisi e la situazione per il Real estate è peggiorata. E visto che le quotazioni degli immobili rappresentano ancora un trend discendente rispetto al passato, è necessario riportare subito la pressione fiscale sugli immobili ai livelli del 2008». Siamo inoltre preoccupati, come Fiaip, per il circolo vizioso che costituiscono i crediti deteriorati e i lori riflessi sul mercato. «Molte aste vanno deserte – lamenta Nardi – ed il processo di dismissione degli Npl – conosciuti anche come prestiti non performanti o, in inglese, non performing loans – ovvero mutui, finanziamenti, prestiti erogati dalle banche che i debitori non riescono più a ripagare, porterà numerosi immobili destinati nel prossimo periodo ad essere riversati sul mercato, contenendo giocoforza – e ulteriormente – i prezzi. «C’è il rischio, per tutti gli operatori, ove il mercato non riparta – conclude Nardi -, di vedere in futuro depresse le prospettive di risalita dei valori immobiliari, ed assistere a grandi svendite di stock immobiliari pubblici e privati con conseguente stallo per le singole transazioni».
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