“La prolungata siccità e una rete idrica fatiscente e dispersiva provoca da circa due mesi una delle crisi idriche più rilevanti del XXI secolo in provincia di Latina; da Gaeta ai Monti Lepini. Per questi ultimi la cosa è sconcertante, considerate le numerose sorgenti presenti e i grandi serbatoi d’acqua nel calcare preappenninico. Molti comuni hanno provveduto al razionamento dell’acqua e a interruzione dei flussi in determinati orari. Molte famiglie soprattutto quelle nelle zone di campagna sono fornite con autobotti”. Felice Cipriani Delegato per il Lazio di Altritalia Ambiente torna a parlare della crisi idrica in provincia di Latina. “Vista le mutate condizioni climatiche che stanno caratterizzando il pianeta, era da mettere nel conto un lungo periodo caldo e siccitoso, come dobbiamo prepararci a piogge torrenziali quando queste ci saranno. Di fronte a tutto questo è possibile che aziende come Acqualatina dotate di tecnici professionalmente pagati lautamente, non abbiano approntato un piano di emergenza? E’ possibile che da quando è iniziata questa crisi non vi sia stata una riunione promossa dalla Regione Lazio o da un ente sovraccomunale per verificare la situazione e studiare qualche risposta alla crisi? L’Assessore all’Ambiente e alle Infrastrutture non ritengono che la situazione meriti una loro visita sui Centri dei Lepini? Si è lasciato tutto al confronto tra aziende sfiatate e comuni festaioli, tra utenti arrabbiati e i call center di Acqualatina. E’ possibile iniziare sin da adesso a studiare le iniziative per altre future crisi di precipitazioni? Se tutto questo provoca sdegno e rabbia in molte famiglie e persone, quello che sfugge a molti è l’aspetto emergenziale e della pubblica salute. Infine, da questa vicenda si evince come i Comuni abbiano perduto potere rispetto alla gestione dei pubblici servizi. Va ricordato però ai sindaci che loro sono Autorità Sanitaria e che sono corresponsabili della salute dei cittadini da loro amministrati. Da questa crisi idrica – conclude Cipriani – ne sta scaturendo un’altra economica legata al turismo. Tante persone hanno cambiato destinazione o sono rimaste nelle loro case in città, sia che si tratti di Latina che di Roma. Insomma per i Comuni Lepini, già disastrati dagli incendi e da una scarsa attenzione della Regione Lazio in tema d’investimenti in Infrastrutture e per la trentennale mancata definizione del parco sono e saranno tempi duri”.
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