Dopo che non ci fu nessuna risposta al precedente bando di selezione per individuare il soggetto cui affidare il servizio della raccolta dei rifiuti solidi urbani, allora la partecipazione era stata riservata a cooperative sociali di tipo b, nonostante un parere contrario dell’Autorità nazionale anticorruzione, al nuovo bando hanno risposto quattro soggetti. Intanto il comune, con delibera della giunta, ha deciso di assumere a carico dell’Ente le spese per il noleggio del compostore Big Hanna T240, pari a oltre 58mila euro per dodici mesi con riscatto finale dietro il pagamento di 5 mila euro, dopo che la cooperativa SIA che ha gestito il progetto Bassiano si differenzia, costato oltre 120 mila euro, aveva provveduto a pagare i precedenti canoni di affitto per nove mesi spendendo circa 40 mila euro. Il nuovo bando prevede un costo più elevato rispetto al precedente: prima si prevedeva di spendere 200 mila euro per due anni, con il nuovo bando con la stessa somma, più l’IVA al 22%, chi si aggiudicherà l’appalto dovrà espletare il servizio solo per il periodo dal 1 maggio 2017 al 31 dicembre 2018, cioè per venti mesi, una differenza di costo del 20 per cento in più. Il comune ha deciso di privilegiare nella scelta un soggetto che sia cooperativa sociale o cooperativa prevedendo una penalizzazione di punteggio per soggetti economici non rientranti tra queste categorie nell’intento, come si legge nel bando, ‘di valorizzare il lavoro, in particolare quello di categorie particolarmente svantaggiate, onde limitare i già forti disagi sociali derivanti dalla localizzazione montana ed interna del Comune, nonché dagli esiti tutt’ora perduranti della crisi finanziaria internazionale che si è originata nell’autunno del 2007’. “Con queste premesse- commenta l’avvocato Giuseppe Fonisto, referente del movimento Grande Bassiano – ci saremmo aspettati di vedere allargata la platea degli addetti che si potevano occupare, invece con il nuovo bando il Comune addirittura riduce il numero dei lavoratori che saranno occupati a solo tre unità con un orario settimanale di soltanto 13 ore, garantendo, come per legge, agli attuali addetti rispettivamente 40 e 24 ore alla settimana. Non è certamente così che si danno risposte ai bisogni occupazionali di giovani e meno giovani del paese” – conclude Fonisto.
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