“Quello che accade alla Casa della Salute di Sezze che, ricordiamo, è stato uno dei cavalli di battaglia dell’attuale giunta Zingaretti, è solo lo specchio di quanto accade in tutta la Regione e in Italia sul fronte della sanità pubblica”. Non usano giri di parole gli esponenti del Movimento Libero Iniziativa Sociale, Luigi Gioacchini e Lanfranco Coluzzi, che intervengono sulle questioni aperte della sanità pontina: “Ci sono più sedi aperte a Latina dell’amministrazione provinciale (che si sarebbe dovuta chiudere come ente) che ospedali pubblici in tutta la provincia. Basti leggere le ultime aperture di strutture private per capire dove sta andando la sanità. La cosa che disturba – spiegano ancora i responsabili del Mlis – è che il cittadino paga come se il sistema funzionasse alla perfezione, quando la realtà delle cose è decisamente diversa e i soldi che si tirano fuori vanno a riempire le tasche dei privati che con la sanità continuano a lucrare”. Le attenzioni dei membri del movimento politico si concentrano, poi, sulla situazione della Casa della Salute: “Vogliamo parlare del Centro di Salute Mentale? Prima si decide di metterlo nel vecchio Pronto Soccorso, piccolo e scomodo, poi dopo il crollo si piazza nel nuovo. Due psichiatri se ne sono andati e ogni mese ne mandano uno diverso, non pensando alla continuità terapeutica di persone che sono in gravissime difficoltà. Così come è strutturato non avrebbe nemmeno motivo di esistere in una condizione normale. Un autistico grave – si chiedono i membri del Mlis – quando gli verrà a mancare il supporto della famiglia cosa farà? Chi si potrà prendere cura di lui?”. Insomma, la Casa della Salute può considerarsi un fallimento: “Dopo il crollo dello scorso luglio il servizio dialisi è passato a Priverno e radiologia è chiuso. Sono soddisfatti i politici regionali, provinciali e locali di quello che hanno costruito?”. Per non parlare, infine, dei costi della sanità: “Paghiamo tre volte quando abbiamo bisogno di cure. La prima volta paghiamo le tasse dirette, la seconda le convenzioni con i privati (basti pensare all’intramoenia) e alla fine il ticket, che ormai è alle stelle e – conclude la nota di Gioacchini e Coluzzi – spesso arriva a costare quasi più della stessa medicina”.
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