De.CO.? No, grazie. Nemmeno il tempo di lanciare l’iniziativa che già piovono le prime critiche sul progetto dell’assessorato allo Sviluppo Locale sulla Denominazione Comunale di Origine, presentata nella scorsa sagra del carciofo e adesso estesa a tutte le attività commerciali setine, che avrà il compito di difendere il carciofo locale, ma anche tanti altri prodotti tipici e tradizionali dell’enogastronomia di Sezze. Non un marchio di qualità, come qualcuno chiedeva a gran voce soprattutto sul carciofo romanesco, ma un marchio “Made in Sezze”. Ai commercianti è stato già fornito un modello di adesione al fine di entrare in un albo che comprende produzioni alimentari, ma anche manifestazioni ed iniziative caratterizzate dal fatto di essere inserite nel tessuto setino. Le istanze per l’attribuzione del marchio dovranno essere documentate con il nome del prodotto, l’area geografica di produzione, le caratteristiche e le metodiche di lavorazione, i materiali e le attrezzature utilizzate e la descrizione dei locali in cui si lavora il prodotto. Nel caso delle manifestazioni, invece, si dovrà descrivere l’iniziativa con riferimenti storici e alle tradizioni locali. Le domande presentate verranno poi analizzate da una commissione ad hoc. Già dalle prime avvisaglie di questo nuovo progetto c’erano state pesanti critiche, soprattutto da parte di alcuni agricoltori setini. Ora a parlare della nuova iniziativa che dovrebbe rilanciare i prodotti di Sezze è il Gruppo in difesa dei Beni Archeologici, che dalle pagine di setino.it afferma: “Marchio De.CO.: ma di che cosa stiamo parlando? Un marchio per istituire l’albo di tutte le cose di importanza comunale da proteggere. Con tutto quello che c’è da fare e non è mai stato fatto per l’agricoltura, con tutto quello che si sarebbe potuto fare per conservare la produzione tipica locale andata perduta, con tutto quello che si potrebbe ancora fare per la valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico a cominciare dall’individuazione dei siti d’interesse, passando per il rispetto dei vincoli imposti dalla soprintendenza fino all’individuazione ed avvio dei lavori più urgenti per il mantenimento dei siti archeologici e la loro riqualificazione. Tutto questo è previsto: non dal nuovissimo Piano Regolatore Generale, non dagli strumenti normativi più recenti per la salvaguardia del territorio, come il catasto delle aree boschive, ma dal più ambizioso progetto di rivalutazione del patrimonio comunale presentato nel 2012 al sindaco Campoli dal gruppo di volontari che non a caso si chiama “In Difesa dei Beni Archeologici”.
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