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Lettura: Formia, Rifondazione Comunista lancia l’allarme sul tracollo della Sanità
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Mondoreale > Blog > Attualità > Formia, Rifondazione Comunista lancia l’allarme sul tracollo della Sanità
Attualità

Formia, Rifondazione Comunista lancia l’allarme sul tracollo della Sanità

Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2016 17:17
Simone Di Giulio Pubblicato 9 Gennaio 2016
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“La Regione Lazio ha approvato – nei giorni scorsi – il bilancio previsionale per il triennio 2016 – 2018, nel quale ha trovato spazio un ampio capitolo dedicato alla sanità. Infatti è stato previsto: la razionalizzazione delle ASL che passeranno da 12 a 10 nell’immediato per arrivare poi a 8 dal luglio 2017; la pubblicazione sui propri siti istituzionali delle ditte appaltatrici e dei soggetti beneficiari dei finanziamenti destinati ad interventi di edilizia sanitaria e tecnologie sanitarie; l’istituzione di un servizio permanente di interesse regionale inerente alla reintegrazione familiare e sociale del paziente post-comatoso per il cui svolgimento la Regione si avvale anche della collaborazione di associazioni di volontariato operanti nel settore; sul fronte degli avvisi bonari inviati nell’ambito dell’operazione di recupero dell’evasione fiscale sui ticket sanitari, si potranno rateizzare gli importi superiori ai 500 euro”. Il circolo di Rifondazione comunista di Formia, Enzo Simeone, fornisce chiarimenti in merito ai cambiamenti programmati in materia sanitaria: “Dietro tutte queste belle parole si nasconde una realtà ben diversa, che ben presto i cittadini impareranno a pagare sulla loro pelle. Quando infatti si ammaleranno, cosa che capiterà prima o poi un po’ a tutti, si accorgeranno che dovranno pagare la sanità con i soldi risparmiati con le tasse che Renzi ha tolto (ad esempio quelle sulla prima casa). D’altronde il giochetto è ormai chiaro: da una parte il governo Renzi annuncia la riduzione di alcune tasse e dall’altra, anche per finanziare le minori entrate, taglia pesantemente la sanità pubblica. In questo modo chi non è ricco (cioè la stragrande maggioranza delle persone) ne esce svantaggiato, poiché non può permettersi la sanità a pagamento, e l’impatto negativo della riduzione delle prestazioni sanitarie gratuite sarà più forte dei vantaggi resi possibili dalle politiche fiscali del governo. Renzi parla di ‘razionalizzazione’ della sanità, ma in realtà colpisce – dritto al cuore – il diritto alla salute, il lavoro e, con essi, il cuore della Costituzione. In questo senso vanno i tagli al servizio sanitario nazionale, che saranno ben 21,2 miliardi da qui al 2019. Nel solo 2016 ci saranno 2,1 miliardi in meno rispetto al previsto, infatti il fondo sanitario salirà dagli attuali 109,7 a 111 miliardi. Ma il Def e l’intesa Stato-Regioni prevedevano – prima dell’effetto Renzi – che salisse a 113,1 miliardi. Al di là delle rassicurazioni del presidente del consiglio, metteranno mano ulteriormente, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, al numero dei posti letto ospedalieri, agli ospedali veri e propri, ai servizi sanitari territoriali, ai ticket. A questa porcheria va aggiunto il provvedimento sulla appropriatezza prescrittiva, una sorta di minaccia ai medici di prescrivere poche analisi, risonanze e tac. Il tutto per spingerci a crepare se poveri o pagare ticket esosi, o andare verso il privato e pagare, perché i buoni padroni renziani arricchiscano di più sulla nostra pelle. Inoltre il governo se la prende con le lavoratrici e i lavoratori della sanità, programmando il blocco in primo luogo dei turnover (ovvero non sostituendo chi va in pensione) e licenziando il personale precario. Così come consideriamo insufficiente la proroga di tre anni dei contratti dei precari effettuata dal presidente Zingaretti. Colpire i lavoratori della sanità significa colpire la sanità, poiché in diversi territori sarà impossibile fornire persino i servizi minimi. Ancora peggio ora che dal 25 novembre scorso deve essere pienamente applicata la direttiva europea 88/2003 sull’orario di riposo e di lavoro dei medici (e sanitari) dipendenti (il riposo giornaliero di 11 ore, ogni 24 ore lavorate, secondo la UE). Si rischia cioè di non avere medici sufficienti in corsia. Eppure continuano a raccontarci un sacco di balle, compreso che i tagli non mettono a rischio la nostra salute. Già ora la situazione è drammatica. Lo sa bene chi è costretto a prenotare una visita specialistica ed è costretto ad attendere mesi, prima di poterla eseguire, a meno che non si rechi da un privato convenzionato. La distruzione della sanità pubblica a vantaggio di quella privata è l’obbiettivo che si sono prefissi i governi che in questi anni hanno fatto della nostra salute una merce”.

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