Vigilia infuocata per le celebrazioni del 4 novembre a Sezze. Un giorno prima del ricordo dei caduti nella Grande Guerra arriva il durissimo attacco di Paolo Di Capua, figlio di un combattente e reduce e membro dell’associazione “Familiari Cavalieri di Vittorio Veneto”, che torna sull’utilizzo del Parco della Rimembranza da parte del Comune lo scorso 18 ottobre, in occasione della Fiera di San Luca. In una nota Di Capua spiega i motivi del suo dissenso: “I concittadini che hanno donato la loro vita per la Patria meriterebbero ben altro rispetto. L’epigrafe dei caduti resta una bella promessa da marinaio, così come il padiglione storico, dimenticato e da 6 anni nel silenzio tombale. Il 4 novembre il Monumento tornerà parco ai caduti, mentre in occasione della Fiera dello scorso 18 ottobre è diventato un bazar, un privilegio insensato e scandaloso, concesso su un’area dedicata al Milite Ignoto, monumento di storico valore, protetta, vincolata e consacrata nella manifestazione dello scorso 24 maggio, centesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Un comportamento – prosegue Di Capua –incoerente da parte dell’amministrazione, che ha permesso che il monumento venisse utilizzato per attività commerciali ed espositive, un mercato casereccio e mangereccio, con salsicce e porchetta a violentare uno spazio sacro. Qualche giorno prima – prosegue Di Capua – l’illusione con l’installazione di punti luce, che non servivano per la commemorazione del 4 novembre, ma per la fiera della vergogna”. Di Capua sottolinea che per svolgere la Fiera, spostata per la prima volta dall’Anfiteatro, si sarebbero potute utilizzare altre aree, Parco Robinson o viale dei Cappuccini: “Perché hanno deciso di svolgere al Parco della Rimembranza quel mercimonio? Incoscienti e inconsapevoli di causare uno scempio alla memoria? Nessun prezzo giustifica la decisione si svolgerla in quel luogo sacro. Hanno mancato di rispetto alla Storia e con quale sentimento adesso inviteranno i cittadini a partecipare alle celebrazioni del 4 novembre? In quella data – conclude lo sfogo di Paolo Di Capua – l’amministrazione chiedesse scusa. Sarebbe un atto di riconciliazione, di valori e di buon senso”.
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