Oggi alle ore 19,00 presso lo storico locale “Pizza e fichi” in via Cesare Battisti, nel cuore del capoluogo pontino si terrà il vernissage di una nuova mostra di Antonio Farina, ideata e organizzata da Simona Perrelli in collaborazione con il Museo d’Arte Diffusa a cura di Fabio D’Achille, in allestimento fino al 10 ottobre. La mini antologica copre un periodo di vent’anni di pittura dello storico e conosciuto pittore pontino; le sedici opere mostrano il passaggio tra le varie fasi della carriera di Farina, dai richiami al Cubismo ai rimandi a Chagall sino alle “Isole felici”, che da diversi anni a questa parte costituiscono il fulcro della poetica del Maestro. Antonio ha esposto le “Isole Felici” per la prima volta proprio con MAD nel 2010, e nel 2013 Fabio D’Achille ha curato la sua grande antologica (più di sessanta pere in mostra) a Palazzo Emme “Isole felici. 40 anni di pittura”, evento di ampia risonanza, con catalogo arricchito dall’intervento del critico e storico dell’arte Gabriele Simongini, che ci conduce nel mondo artistico di Antonio in questi termini: “Ogni suo impulso creativo nasce dalla scintilla della realtà ma viene poi purificato e distillato in una sorta di Eden da cui l’uomo è bandito. Non va dimenticato che Farina è partito, alla metà degli anni settanta, con il suo “realismo primitivo”, da una volontà di forte partecipazione morale alla vita umile e difficile di uomini e donne che abitavano i Monti Lepini e le zone collinari o agricole dell’Agro Pontino. Ecco allora figure fatte di terra e di pietra, dai volti dolenti, rugosi e come schiacciati dal peso di un’esistenza piena di stenti coinvolgendoci in prima persona. Però la natura più intima di Farina non è quella votata alla denuncia dal timbro rivoluzionario e furente, ma quella innervata da una contemplazione assorta e talvolta sognante, chagalliani nelle figure felicemente sospese nell’aria eppur che diventa riflessione profonda. All’inizio degli anni ottanta, il “realismo primitivo” era stato abbandonato sull’onda di un rinnovato entusiasmo dell’artista per l’inesauribile bellezza della natura. Lungo tutto il proprio percorso di studio da autodidatta Farina ha immaginato un museo personale che nelle sue sale ideali poteva vantare l’immancabile e colossale Picasso, il cubismo analitico e sintetico (le avanguardie russe, Chagall, ma anche i nostri Giovanni Fattori, Gino Rossi e Lorenzo Viani, oltre ad artisti con cui Farina è venuto a diretto contatto quali Domenico Purificato, Emilio Greco. A Questi ultimi quattro nomi, hanno attinto a piene mani alla realtà sensibile per poi trasfigurarla secondo una propria particolare attitudine lirico-contemplativa o addirittura visionaria. La svolta decisiva della pittura di Farina avviene una decina d’anni fa, ammirando non più uno spettacolo della natura ma uno spettacolo dell’arte che ha guardato e reinventato la natura, Con la sua pittura di questi ultimi anni Antonio Farina è approdato ad una una Natura edenica, contemplata, sognata, immaginata, un’Anima Mundi di cui tutti noi non possiamo fare a meno, per la nostra stessa sopravvivenza”.
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