Si è inaugurata sabato 21 febbraio al Museo Archeologico di Sezze la mostra “Percorsi”. Aperta fino al 7 marzo prende in considerazione le opere di quattro artisti, Beatrice Palazzetti, Fabio Santori, Paolo Cannucciari, Giovanna Gallo, diversi per generazioni e scelte espressive. Il percorso si articola in 3 sezioni e presenta una varietà di opere tra dipinti, sculture e lavori su carta. La prima sala, quella degli Amorini, ospita alcune recenti sculture e una varietà di incisioni di Beatrice Palazzetti caratterizzati da bianchi crudi e tratti di neri taglienti. Come scultore lavora con diversi materiali anche se predilige soprattutto la pietra leccese. Caratterizzano le sue sculture il richiamo ad elementi naturali e la purezza delle forme. Nata a Viterbo vive ed opera a Roma. La sezione successiva, nella sala dell’Ercole, allinea i disegni di Fabio Santori intervallati da sculture in legno. Santori si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Sandro Trotti. Interessato a diversi materiali sceglie il legno come unico protagonista del suo lavoro. Oggi recupera scarti di legni che sarebbero andati dispersi e li fa rivivere in una nuova dimensione poetica. Santori è anche un abile disegnatore: dal segno inciso, denso e vigoroso. Le sue ultime opere su carta ci trasportano in una sua ricerca interiore e di forte spiritualità. Nato a Roma vive e lavora a Pomezia. La sala del Mosaico, l’ultima sezione della mostra, presenta i dipinti di Paolo Cannucciari. Autodidatta impara i segreti della pittura sul campo: visita mostre, botteghe d’arte, ore passate davanti al cavalletto. Progressivamente abbandona la pittura figurativa degli anni giovanili e avvia una sua particolare ricerca ancora oggi in continua evoluzione. Cannucciari è un artista molto raffinato. Cura con dovizia di particolari e rigore di impianto ogni suo dipinto, proiezione di una profonda energia interiore che il colore fa risuonare o esplodere in tonalità splendenti o in neri cupi. Vive ed opera a Roma. Sempre in questa sezione troviamo un unico lavoro di Giovanna Gallo dal ciclo “La modella”: un’opera seriale che si diversifica solo nella tonalità del colore a rappresentare più aspetti del suo iter narrativo semplificato tra sovrapposizioni di racconti e di immagini. Il segno è veloce, sovrapposto. Fissato a tratti: grasso e corposo; il colore, di impostazione impressionistica, è soprattutto il racconto di profonde emozioni in un continuo interrogarsi. Giovanna Gallo vive e lavora a Roma.
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