Siamo rammaricati del fatto che nessuna rassicurazione ci è giunta per la salvaguardia dei plessi della Scuola di Bassiano, ad iniziare dal Presidente Zingaretti per la salvaguardia delle scuole sotto i 50 alunni che rischiano di farci perdere di vista il vero problema del quale tutti dovremmo preoccuparci, dagli operatori scolastici alle famiglie ai decisori politici a tutti i livelli, dai Comuni alle Regioni: la funzionalità di queste realtà scolastiche e la qualità dell’istruzione nei piccoli plessi. Queste esigenze non dipendono solo dalla permanenza dei vari “punti di erogazione del servizio” nei territori, ma dalle risorse umane e strumentali a disposizione. I piccoli numeri aiutano indubbiamente l’individualizzazione dell’insegnamento, e favoriscono il legame oggi molto stretto tra scuola e ambiente circostante che rendono le scuole come ”aula aperta” al territorio, senza contare al fatto che la scuola in certi casi rappresenti l’ “ultimo presidio”; ma non si possono nascondere gli svantaggi di un isolamento culturale, di una povertà di stimoli e di relazioni sociali, di cui soffrono indubbiamente gli alunni dei piccoli plessi decentrati. Per questo i nostri ANZIANI si sono messi a disposizione per presentare da lunedì le iscrizioni a scuola. Ad oggi sono stati raggiunti 20 unità, si conta di arrivare a 100 iscrizioni. Con forza ribadiamo che nei piccoli paesi di montagna o di piccole isole esistono realtà scolastiche che vanno difese anche per numeri inferiori ai 30 alunni (limite che dovrebbe essere consentito in deroga” per i plessi di montagna e di piccole isole), a patto che l’organico consenta di avere a diposizione un numero di docenti adeguato e si possano costituire il maggior numero di “classi” autonome nei limiti attualmente consentiti, ricorrendo alle pluriclassi solo in casi limitati. Non ritengo che la “pluriclasse” sia di per sé un elemento negativo, anzi in certi casi può consentire un insegnamento altrettanto valido se non migliore, anche per la possibilità di costituire “classi aperte” con opportuni “gruppi di livello”, come sarebbe auspicabile anche nelle scuole “normali”. Occorrono comunque docenti motivati e possibilmente con una preparazione adeguata. Chi scrive ha potuto sperimentare tale assunto in un piccolo plesso di montagna (18 alunni). Ma se queste condizioni non sussistono, bisogna consentire la formazione di classi anche con piccoli numeri, mantenendo l’attuale limite di 13 per sdoppiare le classi, e quindi evitare la moltiplicazione delle pluriclassi. Attualmente nella scuola primaria le pluriclassi (3.441, di cui 500 a tempo pieno, su un totale di 138.441,). Il minimo di alunni per far funzionare una pluriclasse è oggi 6 e il massimo 12; si pensa di innalzare tali limiti rispettivamente a 8 e 18. Se ciò accadesse le conseguenze sarebbero molto pesanti Con l’aumento delle pluriclassi la sopravvivenza del plesso sarebbe a rischio. I genitori, quelli in grado di farlo, potrebbero scegliere di iscrivere i propri figli nelle scuole,viciniori con una caduta progressiva del numero di alunni e quindi la chiusura “naturale” del plesso. Lo stesso discorso vale per gli altri gradi di scuole, medie e superiori. La norma per cui le prime classi si formano sommando tutti gli iscritti indipendentemente dal corso prescelto (normale o sperimentale, a tempo normale o prolungato, con due o più “indirizzi” ) danneggia le piccole scuole dove un aumento dei limiti per costituire 1 classe, porterebbe alla chiusura di molti corsi e al restringimento dell’offerta formativa da parte delle Scuole. Nella fase di approvazione del numero di classi da autorizzare alle Scuole si svolge un complesso e lungo tira e molla tra Scuole e USR con possibili contrapposizioni tra città e periferia. Non si può tacere sul fatto che potrebbero crearsi situazioni di conflittualità tra le scuole di città, dove i numeri a volte sfiorano i 30 e qualche volta li superano, e quelle di montagna, che mirano a difendere le loro classi, a volte sotto i limiti. E’ una battaglia improba, in cui a rimetterci sono le parti più deboli e in questo caso sappiamo chi sono i “deboli”. Pertanto penso che la vera battaglia si debba spostare proprio sulla O.M. che detta le norme per la formazione delle classi (a dicembre) salvaguardando le piccole realtà, e successivamente nel momento in cui si fanno a definire le classi da autorizzare da parte delle Direzioni regionali (questo avviene nel mese di marzo di ogni anno). Evitando contrapposizioni deleterie ma anche opponendosi alla legge del più forte, che in questo caso sono le scuole di città. Occorre che le Comunità montane, la Provincia e i Comuni sappiano far fronte comune. Chiediamo al Presidente della Regione Lazio di rivedere la delibera Regionale di soppressione e riabilitare la presenza delle scuole in virtù delle norme che tutelano i bambini in zona montana visto il numero di studenti anziani iscritti alle scuole di Bassiano.
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