Il Governo ha deciso di posticipare al 10 febbraio il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli e rivedere l’applicazione delle esenzioni precedentemente eliminate. A seguito della revisione il Comune di Priverno è stato inserito all’interno della fascia dei Comuni parzialmente montani: stando dunque al dettato legislativo, solamente i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali saranno esentati dal pagamento, mentre tutti gli altri cittadini che possiedono anche un piccolo appezzamento di terreno dovranno pagare. “Ribadiamo tutta la nostra contrarietà nei confronti di una decisione del Governo che non fa altro che mettere, per l’ennesima volta, le mani in tasca ai cittadini, scaricando sui Comuni la responsabilità e l’onere di svolgere il ruolo di esattore in nome altrui – ha affermato il sindaco di Priverno Angelo Delogu – noi non possiamo dire ai contribuenti di non pagare, perché la Legge va sempre rispettata, anche quando la si contesti profondamente. Ma saremo a fianco dei cittadini, dei rappresentanti di categoria, agli altri enti locali, nel portare avanti una durissima battaglia, anche attraverso atti di disobbedienza civile, contro una decisione, oltre che sbagliata, assolutamente iniqua. In queste ore siamo in contatto con gli altri sindaci dei Monti Lepini e stiamo vagliando tutti insieme possibili azioni da intraprendere. È ora di dire basta. Le persone non ce la fanno più, sono affogate dalla crisi, non hanno lavoro, non hanno reddito e costringerle a pagare una tassa ulteriore è un affronto vero e proprio. La pazienza è arrivata al limite e c’è una misura oltre quale non si può andare”. La decisione – ha sottolineato Delogu – è tanto subdola quanto crudele: va a colpire tutti quei cittadini che trovano nell’agricoltura una delle poche fonti di sostentamento. “Le politiche di austerità e di rigore stanno strozzando le famiglie e le attività produttive. Ora arrivano a colpire anche quelle persone che come unica colpa hanno quella di possedere un pezzettino di terra, casomai ereditato dai nonni e dai genitori che hanno fatto grandi sacrifici per acquistarlo. Così si colpisce proprio una delle cose che allude ad un nuovo modello di sviluppo, più equo e compatibile: la piccola produzione di prodotti agricoli per l’autoconsumo. Il nostro paese così non si rialzerà mai”.
Mario Giorgi
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