Il prof. Antonio Genuesi, docente di Matematica a riposo, torna a porre la questione della riapertura del Museo per la Matematica, ospitato nel castello di San Martino, a Priverno. Nel mese di maggio – ha dichiarato Genuesi – il direttore del periodico “Città Comprensorio”, il compianto Mario Ronci,mi invitò a scrivere qualche osservazione sul Museo per la Matematica. Accettai l’invito e, in un breve articolo, feci riferimento ai temi, alle idee e ai contenuti presenti nel Museo,che sono stati e continuano ad essere momenti fondamentali del pensiero scientifico. Evidenziai la loro notevole valenza culturale e formativa per i giovani di ogni tipo di scuola, se bene presentati dal punto di vista didattico e approfonditi dal punto di vista storico. Da allora, sono passati sei mesi, il 2014 sta quasi per volgere al termine e, purtroppo, il Museo “ancora resta chiuso”. Il prof. Genuesi ritiene di aver colto una “scarsa volontà di riaprirlo, con il rischio che si giunga alla sua definitiva chiusura”. Poiché il docente in pensione ritiene che “un Museo come questo, molto raro nel suo genere, sia un patrimonio di valore inestimabile, al quale Priverno non deve rinunciare”, ha voluto lanciare qualche consiglio agli attuali amministratori, invitandoli innanzitutto a “non ripetere l’errore del passato”, nominando “un uomo solo al comando”. In ogni caso, sarebbe opportuno che la persona eventualmente scelta “non sia estranea alla realtà del territorio”. Secondo consiglio: “la gestione del Museo dovrebbe essere affidata ad un gruppo di persone che un caro e bravo collega di Latina suggerisce di chiamare, con una felice espressione, ‘gli amici del museo’ e cioè un gruppo di persone che abbiano competenze, entusiasmo e voglia di attivare tutte le iniziative che sono alla base del buon funzionamento del Museo: preparazione del materiale didattico, formazione delle guide, attivazione di rapporti con le scuole del bacino, e non solo, organizzazione di attività didattiche, ecc.”. Il prof. Genuesi, a questo punto, sottolinea come “a Priverno ci siano laureati in Matematica, Fisica e Ingegneria, che lavorano nella scuola, nelle università, nelle aziende pubbliche e private” che sarebbero disposti “a lavorare, anche gratis”, come peraltro “già hanno fatto nel triennio 2000.-2003 quando San Martino ospitava “Il giardino di Archimede” e il direttore non era un luminare della scienza, ma il prof. Cesare Bove che, con grande entusiasmo e umiltà, aiutato da alcuni dei laureati di cui sopra, sotto la supervisione del prof. Enrico Giusti, permise al Museo di essere il punto di riferimento per le scuole di mezza Italia, con punte di 12-13 mila presenze in soli 4-5 mesi l’anno”. Genuesi conclude la sua riflessione con una punta di ironia nei confronti degli amministratori: “Se invece di guardare troppo lontano, aveste guardato più vicino, all’interno della realtà di Priverno, il Museo avrebbe già riaperto per il bene dell’intera collettività”. A chi di dovere, l’ardua risposta!
Mario Giorgi
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