“Nel centenario della prima guerra mondiale la città di Aprilia non ricorda neanche di commemorare i caduti della prima grande guerra mentre non rinuncia a ridimensionare la portata del 25 aprile, facendone un mero happening di autorità, e a fare della retorica sulla Liberazione introducendo la giornata della battaglia. Al di la delle differenti opinioni sulle forze armate e la lettura del 4 novembre quale giornata dedicata ad esse, non va dimenticato che questa ricorrenza rappresenta la giornata dell’unita nazionale, nella quale si ricorda la vittoria italiana ed e una ricorrenza che onoriamo nella costituzione che all’articolo 11 dice: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli …”. Non si creano eventi di approfondimento e conoscenza della storia, l’amministrazione comunale e totalmente latitante in questo campo e ciò spiega come mai un anno e mezzo la commissione cultura sia stata convocata solo una volta e cosa ancorché più ridicola, se riletta oggi, per discutere la proposta di una associazione sui festeggiamenti per la ricorrenza della prima grande guerra. Pur essendo lontana culturalmente e politicamente da certa retorica che avvolge la ricorrenza del 4 novembre credo che solo dal confronto e dall’approfondimento della storia si possano bloccare sul nascere razzismi e violenze che imperano in questa società priva di strumenti per decifrare messaggi e contenuti di cui spesso siamo bombardati senza sapere la loro provenienza”. Il capogruppo di Sel, Prc e Primavera, Carmen Porcelli, interviene sulla ricorrenza che è stata celebrata da 12 associazioni: “Dispiace apprendere che da parte di queste associazioni sia stato manifestato dissenso anche verso l’opposizione per i festeggiamenti della ricorrenza della prima guerra mondiale ma l’attività del Comune su temi storici e culturali non vede il coinvolgimento di tutte le parti politiche perché non esiste. Questo la dice lunga sull’uso strumentale che chi ci governa fa delle associazioni. Ripeto personalmente sono aperta a discutere e al confronto fuori da retoriche antidemocratiche, antipacifiste e revisioniste ma molto critica sulla latitanza della amministrazione sui temi storici e culturali se non finalizzati a questioni di sostanza diversa da quella intellettuale come nel caso di Menotti Garibaldi”.
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