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Attualità

Bassiano, il presidente di Lega Coop interviene in merito alla diatriba Utopia 2000 – Comune

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2014 22:38
Simone Di Giulio Pubblicato 5 Settembre 2014
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Negli ultimi giorni si è riaccesa l’attenzione su una vicenda a dir poco imbarazzante, che vede contrapposte le ragioni della Cooperativa Sociale Utopia 2000 e del Comune di Bassiano, in merito alle reciproche rivendicazioni per la gestione dell’area della Peschiera. Premesso che non c’è alcuna intenzione di entrare nel merito della vicenda specifica, poiché da tempo divenuta una vicenda legale, e nel contesto giudiziale le parti addurranno le loro più o meno legittime motivazioni. Preme, però, difendere il ruolo della cooperazione sociale nel suo complesso da attacchi mediatici e da giudizi che sembrano voler inopportunamente anticipare sentenze che sono, invece, tutte da scrivere. Attaccare l’imprenditoria no-profit accusandola di far cassa in danno dei cittadini, o definirla – con sterile ironia – magnanima nell’assolvere le proprie funzioni per poi far ricadere, per altre vie, il danno sulle comunità coinvolte, descrivendo tutto ciò come un’abitudine consolidata, significa avere della cooperazione sociale e del suo alto valore etico una visione parziale, miope e distorta.
Le cooperative sociali svolgono attività di assistenza e sostegno a fasce deboli della popolazione o, come nel caso di quelle di tipo B, includono nella loro forza lavoro soggetti appartenenti a fasce deboli, sostituendosi in ciò allo Stato, all’Ente Pubblico. Dunque, le cooperative non nascono per soddisfare proprie esigenze, ma esigenze di carattere pubblico; ed è l’Ente Pubblico a stabilire quali servizi sociali affidare, ad individuare – in osservanza delle leggi – le procedure attraverso cui affidare detti servizi, a fissare gli importi sulla base dei quali le cooperative sociali formuleranno la propria offerta. Fin qui, dunque, non si riesce davvero a capire quale sia il danno che le cooperative sociali fanno ricadere sulla collettività. Se poi nello svolgimento di servizi affidati da un Ente Pubblico, che siano sociali o qualsiasi altra natura, si verificano situazioni di inadempienze contrattuali, da una parte o dall’altra, e nella vicenda specifica Utopia 2000-Comune di Bassiano sarebbe prudente attenderne gli esiti giudiziali prima di esprimere sentenze mediatiche di colpevolezza e di innocenza, ciò afferisce a questioni di altra natura, che nulla danno e nulla tolgono al valore della funzione svolta dalla cooperazione sociale.
Immaginiamo cosa accadrebbe se in un dato istante, assecondando le ragioni di chi vede nella cooperazione sociale un danno alla collettività, di chi ritiene che sia solo un modo per fare affari coi beni pubblici, le cooperative sociali di un dato territorio smettessero di lavorare. Accadrebbe di certo che chiuderebbero molti asili nido e scuole materne, col problema di trovare soluzioni educative alternative ai propri bambini; chiuderebbero i centri diurni per persone disabili, con le famiglie a cui verrebbe sottratto il “sollievo” di un sostegno per parte della giornata; chiuderebbero case di riposo per anziani; si interromperebbero i servizi di assistenza domiciliare ad anziani non autosufficienti e disabili; si fermerebbe parte delle ambulanze dedicate al pronto soccorso; chiuderebbero molti centri in cui si svolgono attività mediche; chiuderebbero anche le “case famiglia” per minori affidati dai tribunali, i centri di accoglienza per immigrati e tutte quelle attività che negli ultimi 30 anni hanno dato una seconda chance di vita ad ex tossicodipendenti ed ex detenuti, o una dignità lavorativa a soggetti disabili. Se tutto ciò accadesse davvero, non oseremmo immaginare l’entità del danno, quello vero, alla collettività.

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