Il 25 luglio, con un’ordinanza del settore ufficio tecnico, la numero 82 per gli appassionati di burocrazia, il Comune di Sezze, ha emanato un’ordinanza firmata dall’ingegnere Mauro Vona con cui ha disposto l’immediata delimitazione della zona di Piazza Santa Chiara a ridosso delle mura ciclopiche, con transenne che hanno reso lo stesso spazio inaccessibile al pubblico. In più è stata posizionata idonea segnaletica atta che avvisa dello stato di pericolo. Contemporaneamente l’ufficio tecnico si è impegnato ad intraprendere ogni atto idoneo a rendere possibili gli interventi urgenti che si renderanno necessari a seguito di idonea verifica tecnica. A determinare la situazione è stato il rinvenimento di alcuni sassi che si sono presumibilmente staccati dall’imponente parete di sassi che risale ai millenni addietro. Considerato al sopralluogo effettuato, il muro, di notevoli dimensioni, presenta evidenti segni di usura dovuti sia alla vetustà della struttura che alle continue infiltrazioni di acqua piovana che nel tempo hanno contribuito a rendere necessarie opere di manutenzione e che già altre volte gli abitanti della zona avevano segnalato altri episodi di caduta di piccoli sassi nonché la crescita, tra i sassi, di vegetazione allergizzante il Comune ha scelto di intervenire. Ora, la vicenda da analizzare semmai è un’altra: il Comune ha scelto di intervenire “finalmente” visto che le mura ciclopiche, che presentavano evidenti segni di usura, non da poco versano in uno stato che richiedeva un intervento per garantire l’incolumità come testimoniato dalle richieste degli abitanti della zona, ammesse dallo stesso ente. Seconda considerazione è che quelle mura, così come quelle presenti in altri luoghi di Sezze, proprio perché intrise di millenni di storia, proprio perché possibile attrazione turistica come avviene negli altri pochi paesi italiani dove è possibile ammirare un esempio simile di architettura dei nostri avi, meriterebbero un’attenzione maggiore e un trattamento di valorizzazione ben diverso dall’incuria e dalla dimenticanza in cui versano da troppo tempo. Chissà che da questa ‘emergenza’ non arrivi il la ad un piano di recupero vero e proprio che in molti aspettano da anni.
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