Continuano i lavori di messa in sicurezza dello stabilimento Sapa di Fossanova e continua pure il presidio degli operai che ininterrottamente stanno ‘occupando’ la zona mense e alcune altre dello stesso complesso per assicurarsi che il sito rimanga inalterato nelle sue potenzialità produttive. In parole povere gli operai, attraverso il presidio si stanno auto sincerando che la proprietà non decida di smantellare quelle tecnologie, magari portandole altrove, presenti nelle installazioni di Mazzocchio che costituiscono il fulcro vero della possibile appetibilità del tutto per un eventuale compratore disposto a subentrare. Ipotesi però che proprio la proprietà norvegese del colosso multinazionale che si occupa dell’estrusione di profili di alluminio, non solo in Italia dove è presente con altri due stabilimenti oltre quello di Fossanova, ma in tutta Europa, ha sempre scartato per non crearsi un concorrente. In attesa che le vicende burocratiche e riguardanti il futuro del 136 operai coinvolti dal licenziamento deciso dal gruppo Sapa Hydro per cessazione di attività, che come da programma, dovrebbero tornare sui tavoli della politica nella prima settimana di settembre, nel rispetto degli impegni assunti dagli ambasciatori norvegesi a Roma e dal ministro del lavoro Poletti, adesso c’è una vicenda ben più stringente che attanaglia la quotidianità degli operai stessi presso il presidio. I viveri sono finiti e vista la loro situazione economica che definire di fragilità non rende l’idea (considerato il licenziamento che pende sulle loro teste) tramite una delegazione chiedono la solidarietà dei tanti che nei primi tempi della protesta avevano espresso tanta vicinanza. La presenza e l’interesse dei sindaci, come dicono tra le labbra gli stessi operai, con il trascorrere dei giorni è venuta meno, così come sono venute appunto meno le risorse per mantenere un presidio che va avanti ininterrottamente notte e giorno ormai da più di cinquanta giorni. Solo il comune di Roccasecca continua ad inviare l’acqua ma c’è bisogno di tutto, viveri in primis. Per questo, di comune accordo con l’edicola di Roccagorga, è sorta l’idea per la creazione di una cordata di solidarietà a sostegno della protesta. Si può lasciare un contributo in denaro (qualunque esso sia, sarà ben accetto) o dei generi alimentari di prima necessità, che saranno prontamente consegnati nel sito. In più si cercano altre attività in altri paesi disponibili a farsi esse ricettori di questa colletta solidale.
Luca Morazzano
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