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Mondoreale > Blog > Attualità > Biogas, le fasi dell’evoluzione dell’avvento delle centrali secondo Libralato
Attualità

Biogas, le fasi dell’evoluzione dell’avvento delle centrali secondo Libralato

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2014 8:44
Simone Di Giulio Pubblicato 5 Agosto 2014
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Giorgio Libralato, perito dei cittadini di Borgo Montello nella loro battaglia contro la discarica, forte di anni di esperienza nel settore della lotta al biogas in particolare ma a tutte le attività inquinanti, ripercorre le fasi della storia pontina del biogas suddividendola in tre fasi. La prima: “L’avvento del biogas è stato un piano studiato a tavolino coinvolgendo pezzi e arti importanti delle istituzioni a vario livello (regione, provincia, comuni), professionisti, società e associazioni, piazzando il maggior numero di centrali a biogas e biomasse. Complice la normativa regionale del Lazio una delle più permissive in Italia e la solita impreparazione che si trasforma in complicità delle istituzioni locali. Il caso eclatante della provincia di Latina è la Legambiente che non solo è favorevole a questi impianti, ma ne è addirittura in società tramite la Escolazio o la società Sorgenia”. Poi Libralato isola una seconda fase: “La reazione dei cittadini, spesso riuniti in comitati che, come sanno bene nella commissione ambiente al parlamento europeo, dimostrano di conoscere tecnicamente, economicamente, dal punto di vista sanitario, sociale, dell’occupazione, delle normative, delle potenzialità del territorio, dell’impatto ambientale le varie questioni ad un livello scientifico tale che supera l’incapacità/complicità delle istituzioni e dei suoi rappresentanti. Come spesso succede poi i vari rappresentanti delle istituzioni sposano tesi diverse (ovviamente a favore dell’una o dell’altra tecnica, dell’impianto di compostaggio o del Tmb, della discarica o dell’inceneritore, delle centrali a biogas o biomasse) ma mai a favore della programmazione, tutela, valorizzazione del territorio, delle aziende che avrebbero risposto alle esigenze del territorio oppure creato indotto. Quando la protesta e l’informazione dei comitati e dei cittadini, che hanno dovuto spesso difendersi da chi li dovrebbe difendere (le istituzioni e i suoi rappresentanti) è esemplare la dichiarazione dell’assessore provinciale all’ambiente che si è dichiarato preoccupato per l’informazione libera, contraria, alle centrali a biogas e biomasse perché in provincia ne dobbiamo costruire parecchie. Uno dei progetti esemplari, il secondo sul comune di Maenza, sembra che non verrà mai realizzato. Il comune di Sabaudia pare abbia dato lo stop ad almeno 3 centrali. Uno de La Chiesuola a Latina è stato fermato con un semplice parere urbanistico. Un altro a Maenza è stato diffidato semplicemente avendo verificato che, secondo il Comune, non erano state applicate le norme semplici e basilari del testo unico in materia di edilizia. Senza contare che nel frattempo tutti i controlli alla centrale modello in località Borgo Santa Maria, una di quelle partecipate da Legambiente tramite EscoLazio, hanno evidenziato che non sono in regola e non rispettano i parametri delle emissioni in atmosfera e nelle falde. Tanto che la società ha dovuto addirittura presentare una perizia giurata di variante”. Poi c’è la fase tre, quella attuale: “Ricorsi, richieste di risarcimento oppure lettere rivolte a sindaci e amministrazioni che se non approvano il progetto, o se sospendono la produzione potrebbero dover pagare. La fase 3 è quella delle carte bollate. Nella provincia di Latina dove nel passato si sono fatti ponti d’oro, regalati terreni edificabili, stabilimenti, concesso finanziamenti per aziende morte in partenza o che sono scappate o che stanno scappando con il bottino lasciando cattedrali nel deserto e migliaia di disoccupati sul lastrico, quella degli avvertimenti di richiesta dei danni o dei ricorsi è il migliore biglietto da visita. Quale amministrazione o cittadini non desidera che si insedino nel proprio territorio le aziende che non solo non vogliono il dialogo, che impongono progetti incompatibili senza sentire ragioni o richieste di adeguamento, ma addirittura che lasceranno tra 20 anni o meno l’ennesimo sito inquinato da veleni, senza nessuna garanzia di smantellamento sufficiente? Non è accettabile una polizza fideiussoria sottoscritta da chi non ne ha titolo, secondo la Banca d’Italia o per un periodo di tempo breve”. Infine Libralato si augura una quarta fase: “E’ variabile a seconda se le istituzioni si saranno ravvedute in difesa del territorio e dei cittadini oppure o se saranno ignavi e complici”.

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