Ha parlato anche di fraternità come categoria politica il vescovo di Latina Mariano Crociata nella sua omelia del primo gennaio. Lo sottolinea la consigliera del Partito democratico Nicoletta Zuliani osservando come “molti avranno forse sorriso allo stridore della parola fraternità associata alla parola politica, ma proprio la fraternità è ciò che in questa fase di crisi di riferimenti e di indirizzi può aiutare a scrollarsi di dosso gli orpelli ideologici e le cattive prassi sociali. È l’anello mancante alla rivoluzione che ha segnato la storia culturale d’Europa, la “cenerentola” dei cardini della Rivoluzione Francese – libertà, uguaglianza, fraternità – che ha trovato nell’idea della solidarietà un surrogato efficace ma non risolutivo delle disuguaglianze ed esclusioni che il capitalismo e liberismo economico hanno generato. La fraternità in politica – spiega la Zuliani – non è darsi pacche sulla spalla, non è il “volemose bene” tra colleghi di diversi partiti, non è il fine del nostro agire bensì la forma del nostro agire, uno stile, una pratica quotidiana di gesti comunitari e sociali, e per questo politici. Molti che vengono in contatto con l’idea di fraternità come categoria politica spesso cadono nella conclusione semplicistica che fraternità come categoria politica significhi lavorare per giungere ad un orizzonte comune di pensiero o di orientamento politico, oppure la capacità di trovare dei punti in comune. Niente di più sbagliato. Fraternità in politica significa lasciarsi mettere in discussione dall’altro, dalla sua vita, dal suo pensiero, dalla sua cultura, dalle sue esigenze. Significa sospendere le proprie capacità sintetiche per il tempo che si deve al vero ascolto dell’altro. Si tratta di una pratica di riconoscimento e di legittimazione dell’altro e della sua alterità”. Guardando alla vita politico-amministrativa la Zuliani sottolinea come “questa modalità venga talvolta esplicata con naturalezza all’interno dei lavori delle commissioni: il numero dei consiglieri è ristretto (non più di 12-14) e rappresentativo di tutte le forze politiche elette. Nell’analisi delle proposte, degli atti amministrativi, dei documenti di bilancio, dei regolamenti, il riconoscimento e la legittimazione riconosciuta reciprocamente rispetto alle competenze di ogni consigliere e/o della dignità delle proposte porta spesso a trovare unanimità. Su temi come gli asili nido, gli orti sociali, le consulte, le barriere architettoniche – cita ad esempio la consigliera – è stata trovata unanimità di indirizzi, ma poi, nell’attuazione che necessita del passaggio agli uffici, capita che le priorità cambino: la burocrazia rallenta le procedure e il politico responsabile dell’attuazione dell’indirizzo si lascia distrarre da tanti piccoli interessi particolari che affollano le scrivanie”.
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«Mentre l’uguaglianza e la libertà mettono l’accento sui diritti del singolo – torna ad evidenziare la Zuliani – il concetto di fraternità decentra l’agire e sposta l’accento sull’altro eliminando i privilegi, dando priorità ai rapporti con le persone e con la comunità, intendendo l’uguaglianza come appartenenza ad una sola famiglia. I politici non sono solo espressione del popolo, ma influiscono sulla vita della collettività ostentando uno stile che, per la natura altamente comunicativa che la vita politica ha nella nostra società mediatica, è di per sé imitabile ed imitato. L’incapacità di sciogliere questioni legate a ruoli, lo stallo rispetto a numerosi temi legati a deliberazioni di Consiglio mai attuate, l’assenza dal proprio ruolo con conseguente stagnazione della vita amministrativa – conclude la Zuliani – sono tutte sfide che si potrebbero vincere se la propria vita politica fosse vista come un servizio, invece che come un privilegio. Un servizio che svolgiamo nei confronti dei nostri fratelli concittadini».


