Antonio Pennacchi, celebrato autore di Canale Mussolini, in una intervista pubblicata sul quotidiano “Il Messaggero” a pagina 10 del 15 dicembre rende alcune farneticanti accuse a sezzesi e sermonetani, velate di razzismo, dove oltre a precisare che la matrice dei Forconi è lepina (?) e non veneta, lascia intendere, con un linguaggio che mal si addice ad un premio Strega, che mentre i coltivatori diretti veneti dell’agro pontino sono tutt’altra cosa ed avrebbero pagato i contributi pensionistici, quelli di Sezze e Sermoneta invece avrebbero solo accumulato debito pubblico insieme ai politici: “ Il nostro problema è il debito pubblico – asserisce Pennacchi – ma mica l’hanno fatto solo i politici. Quelli che c‘hanno i terreni sotto Sezze, sotto Sermoneta, non se lo ricordano che siccome erano nella zona della comunità montana non pagavano i contributi agricoli unificati? E le pensioni però le hanno prese, pagate con i contributi degli operai. E come la mettiamo?” A distanza di qualche giorno, il presidente di Coldiretti Sezze, Vittorio Del Duca, replica alle accuse di Pennacchi rivolte ai sezzesi e ai sermonetani “Pennacchi ignora la storia, o meglio, nell’infelice tentativo di pubblicizzare il suo nuovo libro, fa finta di ignorarla. La Sezione Coldiretti di Sezze ricorda, che prima degli anni 50, i coltivatori diretti italiani non godevano di alcuna assistenza previdenziale. Fu merito della Coldiretti, unita dalla colleganza ideale e politica alla “vituperata DC”, se dopo gli anni 50, la riforma agraria, i piani verdi e le nuove leggi sulla piccola proprietà contadina, permisero finalmente ai contadini di diventare proprietari della terra che lavoravano, ma determinante fu l’apporto del Presidente di Coldiretti Paolo Bonomi, onorevole della Democrazia Cristiana, che riuscì a dare a otto milioni di coltivatori italiani e alle loro famiglie, fino allora più o meno dimenticati ai margini della società, una identità ed una dignità ben precisa e un sistema giuridico e normativo al pari degli altri cittadini. Secondo quanto ebbe a dire Bonomi per più volte, le masse contadine non erano protette nemmeno dalle sinistre, che considerano lavoratori solamente gli operai delle fabbriche. Se allora avessimo dato ascolto ai marxisti come Pennacchi l’Italia sarebbe irrimediabilmente entrata nell’orbita sovietica ed avremmo fatto la fine di tutti i paesi dell’Est. Fu merito di Bonomi se con legge 22 novembre 1954, n. 1136, furono istituite le prime casse mutue previdenziali comunali, provinciali e nazionali, autogestite dai coltivatori diretti di ogni colore politico, un modello esemplare perchè la gestione mantenne un saldo attivo sino alla fine. In Italia, si sa, le cose che funzionano bene hanno vita corta, e così con decreto ministeriale 29 luglio 1977 vennero nominati i commissari liquidatori delle casse mutue di malattia per gli esercenti attività commerciali, per gli artigiani e per i coltivatori diretti. In ogni caso la contribuzione previdenziale ed assistenziale per i braccianti era diversa dalle casse mutue dei coltivatori diretti e va pure precisato che i coltivatori diretti di allora ben difficilmente assumevano operai, perché il lavoro veniva svolto dalla famiglia coltivatrice che, anche per legge, doveva essere prevalente se voleva conservare i requisiti ed i benefici di coltivatore diretto. Quindi mai nessuna pensione è stata pagata ai coltivatori diretti con i contributi previdenziali dei braccianti. Ma veniamo alle zone svantaggiate e montane di cui parla Pennacchi. Nel 1975, all’indomani dell’adesione alla CEE del Regno Unito, fu introdotto il regime di aiuto all’agricoltura nelle zone svantaggiate, che rappresentano il 57 % del territorio UE (non solo quindi Sezze e Sermoneta ) e ancora oggi rappresentano uno degli strumenti classici della Politica agricola comune (Pac) per favorire la permanenza dell’uomo sul territorio e in agricoltura. In virtù di questi svantaggi naturali, la contribuzione previdenziale dei coltivatori diretti e dei braccianti,in queste zone è ridotta del 40%. Anche in questo caso però le due contribuzioni sono separate, anzi se vogliamo dirla proprio tutta, i braccianti agricoli si sono rimangiato attraverso le false malattie e le indennità di disoccupazione, tutti i contributi versati dai loro datori di lavoro. In Italia le zone montane e svantaggiate rappresentano quasi il 90% della superficie agricola utilizzata, altro che Sezze e Sermoneta! Nella regione Veneto di Pennacchi, su una superficie agricola utilizzata (SAU) di 852.744 ettari, oltre 630.000 (il 73%) è rappresentata da zone montane e vantaggiate. Altro che Sezze e Sermoneta! E’ bene però ricordare che queste agevolazioni contributive hanno permesso un minimo di permanenza dell’uomo sul territorio e sono sotto gli occhi di tutti le catastrofi e i conseguenti danni economici accaduti laddove questa presenza è venuta meno”.
Il presidente di Coldiretti Sezze, Del Duca smentisce Pennacchi: “Ignora la storia, o fa finta di ignorarla!”


