Le primarie 2013 del Partito Democratico sono ormai in archivio da qualche settimana con la vittoria nettissima di Renzi che ha già iniziato il suo cammino come neo segretario del PD. Ma c’è un episodio successo a Sonnino che ancora lascia strascichi. A denunciarlo per primo, è stato il diretto interessato, ovvero il consigliere comunale Gianni Celani cui è stato negato l’accesso al voto. Poi è arrivata la risposta del PD di Sonnino. Ora, a prendere posizione è l’esponente provinciale Giorgio De Marchis: Da qualche giorno avevo voglia di scrivere un commento su quello che è accaduto nelle elezioni Primarie dell’8 dicembre. Non il solito commento però su Renzi e Cuperlo. Volevo tornare su un fatto, un fatto grave, successo a Sonnino e premeditato tra Sonnino e Latina. Nel paese ausono è stato impedito il diritto di voto a Gianni Celani, sulla scorta di una decisione assunta a maggioranza nella Commissione provinciale per il congresso. Visto quello che è successo ti aspetti che la stessa fattispecie sia trattata nello stesso modo prescindendo dal soggetto al quale si riferisce. Indaghi un attimo e ti accorgi che non è così. Basta attraversare la valle dell’Amaseno e risalire verso Bassiano per vedere che un esponente della Commissione che ha votato per l’esclusione di Celani, non solo si candida all’assemblea provinciale quando il Regolamento lo vieta, ma addirittura vota al Congresso malgrado sia stata candidata qualche mese prima in una lista non sostenuta dal Pd, lo stesso motivo per il quale la Commissione ha vietato il voto a Gianni.
Passano i giorni e ti accorgi che l’ex segretario comunale dell’UdC di Latina ha votato alle Primarie e si è iscritto al PD, salvo poi scrivere su FB qualche giorno dopo frasi contro il discorso di Enrico Letta all’assemblea nazionale, inneggiando al movimento dei Forconi del quale si fregia di far parte. Appena gli hanno fatto notare che le due cose erano in contraddizione ha risposto che aveva votato alle primarie per fare un piacere ad un amico che “stima” molto. Per fortuna c’è ancora chi ragiona ed usa il buon senso, come il Presidente del seggio di Sermoneta Antonio Scarsella che non ha fatto alcun problema ad accettare che assessori della maggioranza locale alternativa al PD votassero alle primarie. Antonio ha usato l’intelligenza, merce sempre più rara in questi tempi, perchè sapeva benissimo che pur rimanendo avversari politici quei soggetti avevano aderito ad un progetto civico che in tal modo andava considerato. Certo è difficile aspettarsi equilibrio e competenza giuridica da chi qualche settimana fa aveva ratificato l’elezione del Presidente dell’Assemblea provinciale in assenza del numero legale. È difficile aspettarsi imparzialità e obiettività da chi ha deriso e offeso gli avversari interni, con l’arroganza tipica di chi ha vinto una partita umiliando la politica, prima di essere sconfessato dalla Commissione regionale di garanzia che ha smantellato un’interpretazione giuridica basata sulla presunzione figlia dell’ignoranza. La vittoria del ricorso contro l’elezione del Presidente è un punto di partenza per ristabilire un principio basilare della democrazia, ma perennemente violato nella nostra provincia, ovvero che la generalità è il criterio per l’applicazione della norma, quindi la norma non la puoi applicare a Sonnino facendo finta di nulla a Bassiano. Avremmo vinto anche il ricorso contro l’esclusione del voto di Gianni, non lo abbiamo presentato perché confidavamo nell’uso dell’intelligenza da parte della maggioranza della commissione, confidavamo che avrebbe riconosciuto il carattere civico della vicenda amministrativa di Sonnino che non cancellava l’appartenenza politica e ideale di Gianni ai valori del PD, quella stessa appartenenza che è stata riconosciuta all’ex segretario dell’UDC e fondatore dei Forconi latinensi che ha votato alle primarie! Però Gianni, non preoccuparti, non è la ragione delle regole che ci interessa, ma la ragione politica e tu, anzi “noi”, abbiamo ragione!
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