Incontriamo una delle giornaliste più interessanti del web, Alessia Pizzi, deus ex machina di CulturaMente e impegnatissima sul fronte della lotta al sessismo linguistico. È specializzata in gender studies in ambito greco e latino, ma si occupa anche di sessismo linguistico e violenza di genere in ambito moderno. Porta tutte queste tematiche in giro per l’Italia grazie ai convegni dell’associazione culturale “Cultura Al Femminile” di Emma Fenu e al gruppo “Saffo e Le Altre” di Dona Amati.

Alessia, hai un background culturale riguardo alle tematiche di genere di tutto rispetto. Come ti sei avvicinata allo studio delle figure femminili dell’antichità come simbolo di emancipazione?
Non so bene come sia accaduto di preciso. Ricordo solo di aver scoperto gli studi di genere durante la preparazione di un noiosissimo esame di letteratura comparata, quando ero alla triennale di Lettere Moderne alla Sapienza. Rimasi subito intrigata perché in Italia non avevo mai sentito nulla del genere (parliamo del 2010 circa). Quando ho cambiato corso di studi e sono passata a Lettere Classiche c’era la possibilità, con Roma Tre, di preparare un progetto di tesi all’estero. In quel momento mi sono detta, perché non svecchiare la letteratura greca parlando delle donne dimenticate? Ho vinto il bando proponendo un progetto a Berkeley – poi deviato su Oxford per motivi burocratici – sulle poetesse di età ellenistica e devo ringraziare la professoressa Adele Teresa Cozzoli per l’interesse che ha dimostrato nella mia ricerca e per tutti gli spunti che mi ha dato. Prima di quel momento ero interessata alle figure femminili, ma dopo il soggiorno in Inghilterra nella mia mente si sono aperti molti scenari in più, grazie all’immensa bibliografia dedicata alle questioni di genere conservata nelle Bodleian Libraries e davvero poco nota in Italia in quel periodo (2013 circa). Dopo c’è stato il boom anche qui.

Durante la tua permanenza in Inghilterra hai trovato differenze tra il modello anglosassone e il nostro per quanto riguarda l’uguaglianza tra i sessi in ambito culturale?
In ambito sociale non saprei dirti. Ho socializzato molto poco, e non per mia scelta, con i locali. Gli inglesi sono molto freddi, anche quando si trovano una chiacchierona come me di fronte! In ambito accademico, invece, come ti accennavo già prima in Inghilterra ci sono aree immense dedicate solo alle donne nelle biblioteche. A volte non ti nego che questi testi sono un po’ carenti dal punto di vista filologico, come non ti nego che la critica femminista a volte è davvero eccessiva. Il punto non è essere femminista o seguire il femminismo. Il punto è vivere in un Paese dove quantomeno ci sia la possibilità di conoscere determinati testi e i pensieri per aprire nuovi sguardi non solo su una traduzione di Saffo, ma anche sul mondo che ci circonda. Nei testi inglesi, ad esempio, mi stupì leggere ogni volta la differenziazione di genere. Ad esempio: Dear male and female readers in Italia sarebbe stato tradotto solo cari lettori. Ebbene gli inglesi, pur non avendo il genere nel nome, sono rispettosi di entrambi i sessi, più di noi che abbiamo il genere maschile e femminile, ma che ci ostiniamo ad usare il cosiddetto neutro maschile, una mera costruzione sessista della lingua italiana.

L’Accademia della Crusca comincia a dettare nuovi parametri per il superamento del sessismo linguistico ma ci sono ancora sacche di resistenza che sminuiscono l’importanza della parola. Siamo un popolo testardo. Ci suona strano tutto ciò che non conosciamo. Diciamo che l’Italia non è proprio il Paese dell’accoglienza, specialmente in fatto di diversità. Finché le persone non capiranno che non devono dire per forza sindaca, ma che quantomeno devono accettare che esista una variante di genere normalissima, come cuoco-cuoca, non credo andremo molto lontano. Come ti accennavo sopra si tratta solo di avere la possibilità di porsi un dubbio, perché è il dubbio che ci rende empatici verso gli altri e verso le loro esigenze. Se una mia amica vuole che la chiami avvocato io lo faccio, ma so perfettamente che si può dire avvocata e che la desinenza in -essa di avvocatessa nasce da un’antica ironia sulle cariche al femminile. L’importante è sapere, la conoscenza ti consente di scegliere come vuoi parlare. Molti non sanno che nell’antica Grecia per molti secoli non è esistito il termine poetessa al femminile perché non era concepibile che le donne potessero essere geniali. Non a caso Saffo era la “decima musa” tra i nove poeti lirici. Il termine poetessa è arrivato circa 4-5 secoli dopo. E cosa cambia con sindaca? Nulla, solo che prima non c’erano sindache perché le donne a malapena potevano votare, figuriamoci fare l’università!

Hai collaborato e continui a farlo con eventi e manifestazioni che diffondono la conoscenza del sapere femminile come patrimonio dell’umanità; quali sono state le esperienze più significative?
Sicuramente quelle con Emma Fenu e la sua associazione “Cultura al Femminile”. Ogni anno mi consente di girare mezza Italia e confrontarmi con tante persone diverse. Questo mi consente di capire come la pensano le donne. Dico le donne, perché purtroppo a questi eventi spesso ci sono pochissimi uomini e questo mi dispiace molto. Il percorso verso la parità dovremmo farlo mano nella mano, onde evitare prevaricazioni al contrario. Questo non è e non deve essere il secolo della lotta contro gli uomini!
Il web è la nuova frontiera del’impegno civile.

Le piazze sono superate e le visualizzazioni sono diventate il feedback più efficace per monitorare il lavoro di squadra.
L’unione fa la forza. Alle piazze ci ho sempre creduto poco, infatti non partecipo nemmeno ai cortei. Mi piace la comunicazione, non i monologhi. Il web ti consente un dialogo: non sono io con un microfono che parlo davanti a tante persone senza voce, sono io che parlo e la gente può commentare, e dunque chiedere. Lo stesso vale per il lavoro in team su CulturaMente, se non c’è fiducia reciproca non si va molto lontani e nei giornali la demagogia è sempre dietro l’angolo.

Un accenno a CulturaMente, la tua creatura mediatica.
CulturaMente è una croce e una delizia! Mi richiede tanto impegno ma sono felice che la cultura venga seguita. In molti non ci credevano, ma quando ogni tanto mi va giù il sito per le troppe letture la risposta viene da sé. Sono felice che spacciare cultura non sia solo una mia fissazione, ma che sia la felicità di tutte le persone che decidono di collaborare.

Grazie ad Alessia Pizzi e alla sua preziosa opera sul web, se volete vedere i suoi interventi sulle donne: http://www.alessiapizzi.it/project/interventi-pubblici/

Antonia Rizzo

Ph. Francesca Blasi