“Riavvicinare i cittadini alla politica”, “Comune casa di vetro”, “Partecipazione attiva della cittadinanza”. Chi di noi non ha sentito queste frasi, in ambito nazionale e soprattutto in ambito locale, dove la distanza tra ente e cittadini è sempre più marcata? Belle frasi, sia chiaro, ma purtroppo solo frasi, come spesso accade quando si parla in politichese e servono parole che possano muovere le masse. A partecipare, direte voi? No, a votare dico io. Questa premessa è necessaria per spiegare quanto accaduto a Sezze nel consiglio di venerdì scorso. Due i punti all’ordine del giorno, il primo riguardante l’approvazione del Dup, il Documento Unico di Programmazione che serve a capire in che direzione è orientata l’amministrazione e la città, di conseguenza. Punto importante, che nel precedente consiglio era stato rinviato. Quindi, in effetti, l’unico ulteriore punto era quello sull’intersezione alle Coste, via Ninfina, progetto redatto dalla Provincia cui serve il visto del consiglio per essere attuato. Quindi, formalmente, la prima convocazione era su un solo punto. E qui qualcuno potrebbe dire che era necessario convocare una riunione per questioni di tempistiche. Falso, tant’è che il punto viene ritirato perché nella procedura degli espropri manca qualcosa, una notifica nello specifico. A questo punto, allora, ci si concentrerà sul Dup, pensa un cittadino medio? Nemmeno per idea, perché i tempi tecnici previsti per la consultazione da parte dei consiglieri non sono stati rispettati, quindi c’è il rischio che, approvandolo, qualcuno possa fare ricorso. La conseguenza? Un’ora di consiglio comunale totalmente inutile (convocazione alle 17, inizio quasi alle 17:30, chiusura alle 18:04). Per carità, può succedere dirà qualcuno. Vero anche questo. Ma pensate solo a chi ha deciso di partecipare o avrebbe potuto decidere di partecipare, magari prendendosi un permesso dal lavoro o rinunciando a stare con la famiglia perché forse interessato a capire cosa sarà della sua città nei prossimi 3 anni o se si riuscirà a risolvere quel dilemma che dura da trenta anni almeno dell’imbocco al paese tramite via Ninfina. Io stavo lì per lavoro e anche se gli amministratori avessero passato tre ore a guardarsi in faccia o a parlarsi addosso (ed è successo, ve lo assicuro), sempre lì sarei rimasto. Ma gli altri? I cittadini che spesso vengono tirati in ballo per la distanza che hanno dalla politica e dalla vita amministrativa della città? A loro cosa rispondiamo? Come la giustifichiamo questa cosa?

Simone Di Giulio

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