“Sarò solo quest’inverno al Nanga Parbat, voglio capire cosa si prova ad affrontare una sfida cosi entusiasmante in piena solitudine. Per prima cosa sarà la scoperta di me stesso in questo ambiente maestoso e poi verrà la scalata”. Parole di Daniele Nardi, 37enne alpinista setino, che annuncia sul suo sito l’imminente nuova spedizione invernale all’ottomila himalayano. L’idea è quella di tornare sullo Sperone Mummery che l’anno scorso aveva salito con Elisabeth Revol fino a quota 6450 metri: “Può sembrare retorico, ma mi ha sempre affascinato l’idea di avvicinarmi sempre di più alla pura solitudine per vedere come sarò in grado di reagire alla deprivazione sensoriale. Certo – scrive Nardi sul suo sito – non sarà una solitudine totale, avrò cuoco ed un aiutante al campo base, ma sarò completamente solo sulla montagna, no sherpa, no corde fisse no ossigeno durante la scalata. Sento che ci saranno momenti molto impegnativi. Sarà una lotta contro me stesso prima che con la montagna. In questi ultimi 5 mesi mi sono allenato molto duramente sia fisicamente che tecnicamente per prepararmi nuovamente a questa sfida. Indubbiamente se Elisabeth Revol avesse deciso di accompagnarmi nuovamente, come accaduto durante la spedizione 2013, ne sarei stato felicissimo ma purtroppo non può. Spero comunque che all’ultimo momento cambi idea e che magari mi raggiunga al campo base”. L’idea sarebbe quella di salire la via che aveva tentato l’anno scorso lungo lo spigolo Mummery, non quindi la via Messner o la Kinshofer che pure salgono sul versante Diamir. Quanto alla decisione di partire ormai a inverno inoltrato, Nardi spiega: “Non mi piace la competizione in montagna, soprattutto su cose cosi delicate e difficili. L’anno scorso al Broad Peak c’è stata una tragedia che non va dimenticata e non va dimenticato quanto siamo sul filo del rasoio lì su. Tutto deve essere perfetto. Non posso partire con l’idea di fare le corse per chi arriva primo, lo stile è più importante per me in questo momento. Ho deciso di partire un mese più tardi dell’apertura dell’inverno soprattutto per questo motivo, volevo scrollarmi di dosso la pressione del dover essere il primo, io voglio essere il mio alpinismo e voglio capire se sarò in grado di mantenere questa idea fino in fondo o almeno finché la montagna me lo concederà. Quando dirà no, tornerò a casa”.