“Gli infortuni gravi, e a volte mortali, dei lavoratori indiani che lavorano nelle campagne della provincia di Latina sembrano un bollettino di guerra che quotidianamente cresce”.

Forte presa di posizione della Flai-Cgil di Latina dopo l’ultimo incidente mortale sul lavoro che martedì scorso ha coinvolto un bracciante agricolo, un indiano di 38 anni ucciso dalla scarica di un fulmine mentre lavorava in una serra a Borgo Bainsizza. “Non ci sono più parole” è il commento laconico dei rappresentanti della Federazione lavoratori agricoli. “È ovvio che non è minimamente nostra intenzione – sottolinea il sindacato – puntare il dito sulle responsabilità di chicchessia in un momento delicato come questo, perché sicuramente gli enti competenti e le forze dell’ordine accerteranno nei dettagli quanto accaduto, ma è indubbio che la questione sociale dei braccianti agricoli in provincia di Latina non può e non deve essere ancora ignorata”.

La Flai-Cgil di Latina racconta di esser stata contattata dai familiari di Singh Pal e da diversi connazionali indiani che lavorano nell’azienda di Borgo Bainsizza che “nonostante il grande dolore per la perdita, non solo chiedono giustizia, ma, con forza, soprattutto dignità per le proprie condizioni di vita e di lavoro”. Il sindacato ha chiesto un incontro immediato all’azienda e medita di costituirsi parte civile in un futuro processo. “Ma tutto questo non basta – aggiunge la Cgil – perché se non si riesce a far sistema per contrastare alla radice le problematiche legate ai flussi migratori e allo sfruttamento dei lavoratori soprattutto agricoli che investe la nostra provincia e non solo e che spesso è regolato dalla malavita organizzata, il nostro compito rimarrà delegato a rincorrere le emergenze, dare supporto tecnico, amministrativo e, ovviamente, umano ai familiari delle vittime. È necessario e improcrastinabile – si legge ancora nella nota diffusa dal sindacato – ridiscutere la Bossi-Fini, creare gli indici di congruità, gli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, pensare a coniugare domanda/offerta di lavoro attraverso il collocamento pubblico (non più quindi gestito dai caporali), affinare una serie di normative regionali contro il lavoro nero, il caporalato, il business dei permessi di soggiorno falsi, attivare task force presso le Prefetture per monitorare i fenomeni a livello locale, collaborare con le scuole e le università per incidere rispetto ad una nuova cultura delle politiche dell’accoglienza e dell’ integrazione”.